“Una cosa è certa. Quando Berlusconi…”

Pubblicato: 29 luglio 2010 in Attualità

La possibilità che Berlusconi rinunci al suo amato ddl intercettazioni perchè “massacrato”, pare piuttosto remota.
Per quanto si registri una strana evoluzione del ddl dovuta principalmente alle timidi posizioni della corrente finiana del Pdl e qualche insoddisfacente critica del Pd, il testo della legge in discussione alla Camera era e rimane una “porcheria”. Perchè comunque mina particolari aspetti che tutt’oggi sono tutelati dalla legge vigente che permettono, nonostante evidenti difetti, di arrestare criminali utilizzando strumenti come le intercettazioni telefoniche e ambientali soggetti a regole più eleastiche di quelle contenute all’interno del ddl in discussione. Regole che possono essere comprese anche da chi giurista non è. E non da ultima assurdità, il comma riguardante i blog di cui ho discusso in abbondanza (anche se c’è da registrare che in molti si sono accorti del comma in questione dopo il trambusto di ieri notte a Montecitorio).

Se ci si riflette bene, alla luce degli ultimi scandali venuti fuori a proposito di logge massoniche alla ribalta, esponenti illustri del Pdl indagati tutti assieme appassionatamente, giudici della Corte non più giudicabili “terzi ed equi” e ci si mette nei panni del nostro Presidente del Consiglio, si capisce bene che una legge del genere deve trovare espressione certa nella Gazzetta Ufficiale. Non tanto per i suoi colleghi parlamentari, quanto per il fatto che, come presentato da Travaglio su ilfattoquotidiano.it, Berlusconi sapeva in anticipo della sentenza della Corte sul Lodo Alfano (dichiarato incostituzionale) ma ha finto di non sapere intervenendo da Vespa e lamentadosi dei giudici comunisti che avevano bocciato la sua legge. Se sotto il profilo penale non si configura alcun reato (non spetta a me verificare tale fatto, in quanto non magistrato), da un punto di vista morale c’è qualcosa che non va. Nei giudici prima e nel Capo del Governo dopo. Il quale non avrebbe docuto certo sapere per opera dei suoi faccendieri Carboni & co. l’esito della sentenza che l’avrebbe salvato dai processi in corso.

Fatti due conti quindi, torna in mente la massima: Una cosa è certa. Quando ti aspetti che Berlusconi dica una scempiaggine la dice.”. Così  parlava Montanelli, giornalista liberale, esempio illustre di giornalimo vero. Che già negli anni ’90 e forse prima, aveva capito di che pasta fosse fatto Berlusconi.

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