Il punto su Fini

Pubblicato: 19 agosto 2010 in Attualità, Riflessioni personali

“Fini oggi dice cose politicamente intelligenti. […]  E dopo, come mai non si è accorto che la moglie e il cognato sono dei profittatori e dei traffichini?” Così Giorgio Bocca, da ieri novantenne, commenta la situazione che si è creata attorno al Presidente della Camera concentrandola tutta in sole due proposizioni. Una riguardo la posizione politica finiana, l’altra a proposito della sua personale vicenda.
“Cose intelligenti” nel senso che le posizioni finiane delineano una frattura con la linea politica/morale dei berluscones, attenti più che altro a proteggere sè stessi e a tener buona la Lega piuttosto che risolvere i problemi del Paese. E infatti, abbiamo assistito alle penose quanto assurde vicende del sottosegretario Caliendo, del coordinatore Verdini (la cui banca è commissariata da Bankitalia), alle visite in carcere di Dell’Utri (condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa: lui dovrebbe rimanerci in carcere), alle dimissioni di Cosentino da sottosegretario ma non da coordinatore del Pdl in Campania; alle cene con il Senatùr e alle dichiarazioni strategiche favorevoli alla Lega. E poi, non da meno, ai mille moralismi e mille consigli di tutti i mebri del Pdl che invocano il “dialogo”, le “riforme condivise”, la “guerra mediatica” e altri termini che siamo abituati a sentire da sempre. In tutto ciò i finiani si tengono a distanza. Nel senso che non partecipano attivamente alla vita politica del Pdl, non tanto per aver creato un gruppo indipendente (che pare diventi un vero e proprio è partito a settembre secondo Granata), quanto per una forma mentis differente da quella berlusconiana. Perchè, se ci riflettiamo bene, non c’è alcun finiano immischiato in loschi affari come tutti coloro che sono stati citati in precedenza. (E sappiamo bene che all’interno del Pdl una cosa del genere oltrechè essere strana è inaccettabile. Più si collezionano prescrizioni, denunce, mandati di cattura, condanne (definitive e non), più si è degni di essere rappresentanti del popolo italiano). Se i finiani in tutto questo trambusto rappresentatano una voce fuori dal coro, Fini invece gioca un ruolo importante.
Bisogna dare atto al quotidiano di Vittorio Feltri, esperto in dossier e scoop contro gli avversari berlusconiani, e al Fatto di Padellaro e a Libero di Belpietro che sono stati i primi a rendersi conto che la questione della casa a Montecarlo del Presidente di Montecitorio è notizia. Non come altri giornali che si sono soffermati sulla cosa dopo qualche giorno (Repubblica compresa). E non si può negare nemmeno che riecheggia in questa vicenda anche il commento di Scajola sorpreso e stupito quando azzardò l’ipotesi che qualcuno gli avesse pagato la casa a sua insaputa. Non sono certo identiche le situazioni, ma entrambe hanno il denominatore comune di una probabile truffa. E quindi, secondo il logico ragionamento, anche Fini dovrebbe andare a casa. Così come Scajola. E non importa che in gioco è il cognato del Presidente. Qui comunque si parla di un immobile ceduto ad An e fittato, mediante due società off-shore, al cognato di Fini a prezzo troppo vantaggioso. E Fini non può affermare di non sapere, perchè sul contratto di vendita della casa in questione ad una società off-shore, c’è il suo nome e quello del suo delegato, come pubblicato dal giornale feltriano.
E quindi, poichè qui siamo tutti uguali, tutti dobbiamo essere trattati allo stesso modo.
E non mi si prenda come arrogante la prossima frase: non mi interessa minimamente il fatto che sia il Presidente della Camera.
Ho chiesto le dimissioni di Di Pietro quando indagato per finanziamento illecito ai partiti sotto denuncia di Veltri. E adesso tocca a Fini.
Il quale, tra l’altro, continua a non fornire una valida spiegazione a tutto questo trambusto.

Tre precisazioni: Fini non è indagato; non si sa bene perchè proprio in questo frangente Feltri abbia fatto uscire lo scoop sulla casa a Montecarlo; Berlusconi, nostalgico dei bei tempi dello scorso governo Prodi, sta mettendo in campo strategie per riportare al suo ovile i finiani moderati. I quali non si capisce chi siano.

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