L’illuminista Veronesi

Pubblicato: 5 settembre 2010 in Articoli Ventonuovo.eu

In occasione della manifestazione ancora in corso “Libri del Borgo Antico”, che si svolge a Bisceglie nella neonata provincia BAT, nella quale “autori e giornalisti di fama nazionale” si confrontano, ho avuto il piacere e l’onore di ascoltare Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale, ex Ministro della Salute nonché Senatore della Repubblica, impegnato con anima e mente nella lotta ai tumori.
Un incontro decisamente particolare in considerazione del fatto che del suo libro si è parlato poco; o meglio, si è partiti da alcune provocazioni presenti all’interno dello stesso per riflettere su tematiche affini ma non eguali.
Il dibattito si è aperto anzitutto con una felice quanto particolare definizione di “scienza” che, secondo il professor Veronesi, deve rappresentare un mezzo teso al raggiungimento del benessere nella società; essa dunque, citando, deve obbligatoriamente “essere parte della società” e, libera da condizionamenti subdoli e meschini; essa ha il compito “condurre l’umanità ad un livello più alto”. Da qui, la funzione “civilizzatrice” della scienza.
Fosse così, saremmo davvero tutti soddisfatti e probabilmente vivremmo meglio.
Come denuncia Veronesi invece, “gli italiani non amano la scienza”. Essa sembra essere lontana “mentre impera la cultura umanistica”.
Nessuno è contro una cultura romantica in quanto essa rappresenta la natura umana e concretizza le tradizioni di un intero popolo. Il problema quasi insormontabile si erge nel momento in cui questa prende il posto dell’utilizzo razionale del proprio intelletto.
Il Senatore affermava infatti che l’Italia non è tanto in difficoltà per quanto riguarda la “ricerca scientifica”, quanto per l’assenza di un naturale “pensiero scientifico” che dovrebbe guidare le scelte di tutti. Se si accetta questo, si comprende come il problema della ricerca, che manca perchè non supportata anche economicamente, è diretta conseguenza dell’assenza del pensiero di cui sopra. “Razionalizzare la nostra vita” e “risolvere i problemi con l’uso dell’intelletto” sembravano due motti che molti hanno dimenticato o che non riescono ad accettare, in quanto vedono la “scienza” come lontana e adatta a pochi. E subito l’esempio: “un milione di laureati in materie scientifiche all’anno in Cina” non è solo questione di numeri. Esso è più il naturale risultato che in Cina “è la scienza che porta avanti il Paese”.

In tutto ciò, non poteva mancare però il riferimento a quelle che Wikipedia definisce “controversie” alla voce Veronesi: il si al nucleare (visto anche la proposta del Pd a direttore dell’Agenzia Nucleare Italiana) e il si all’Ogm.
E il professore ne ha per tutti e due. Ricorda, come già presentato in un altro mio pezzo, che è assolutamente irrazionale paragonare le centrali di “generazione europea” (che anticipano quelle di quarta) in fatto di sicurezza a quelle che hanno causato i due più grandi disastri: Chernobyl e Three Miles Island, in quanto trattasi di strutture totalmente diverse, costruite con decenni di distanza le une dalle altre. Tanto da essere definite (quelle europee) “intrinsecamente sicure”. E sulle scorie: “Fanno male quando prese in mano”. Una gestione analitica e razionale dei depositi non implicherebbe alcun problema. E poi, una frecciatina agli antinuclearisti incoerenti: “Compriamo energia elettrica proveniente da centrali nucleari, la utilizziamo, ma lo critichiamo (il nucleare)”.
E sugli Ogm: “centoquaranta milioni di Ogm al mondo”. Provato che non ci sono rischi per la salute umana e agricola che verrebbe addirittura migliorata, perché non sfruttare la moderna ricerca?
E poi, altre considerazioni qui riportate.

Una nota sul caso Englaro, che riflette il motto volterriano “Disapprovo quello che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”, per evidenziare il fatto che nonostante il medico abbia il dovere di salvare vite umane, è tenuto ad esaudire i desideri del paziente qualunque essi siano.
Una singolare definizione di “immortalità”, incentrata sul fatto che tutti noi siamo immortali per il solo fatto che il nostro Dna sarà contenuto nel genoma di tutte le generazioni future.
E last but not least, il suo amore per le donne, grande pretesto che l’ha guidato da sempre nella lotta ai tumori, e che gli è costato (forse) il titolo “Donna ad Honorem”.
Questo è Veronesi. E non sbaglierei troppo se dicessi che uomini come lui incarnano la vera anima dell’Illuminismo francese, che, ahimè, fa fatica a rinascere.

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