Mirabello, Fini e la democrazia

Pubblicato: 7 settembre 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Parentesi personale/etica esaminata, non si può negare che nel discorso di Mirabello di Fini dell’altro giorno ci sia molto altro.
E non banali critiche al governo. O frecciatine ai cambi di casacca degli ex generali di An.
Quanto riferimenti seri ad alcuni pilastri che in democrazia dovrebbero essere assicurati e che invece non trovano seria concretizzazione in Italia perchè in questo Paese, la definizione di democrazia, non è univoca.
Ma si appresta a qualche interpretazione, sia nella destra berlusconiana (se destra si può definire), sia nella sinistra bersaniana (se di sinistra si può parlare).

Anzitutto, l’esprimere un’opinione differente. Per il solo fatto che un Presidente della Camera, nonchè cofondatore del più grande partito italiano, abbia espresso dissenso nei confronti di determinate scelte politiche (che evito di commentare, sebbene la mia idea sia presente su altri posts) manifestando apertamente uno dei diritti che è dato ad ogni cittadino italiano quale la libertà di opione, Fini è stato bollato come amico della sinistra (che torno a ripetere, ammesso che si possa definire tale) e non in linea con i programmi del partito. Il che non significa cambiare casacca, ma semplicemente credere che il dialogo possa solo migliorare un’idea o una scelta politica in maniera tale da risultare migliore.
A riprova di ciò, siamo ormai abituati al metodo Boffo, altresì definito “Codice da Feltri (Lerner)”: qualsiasi persona contraria alle idee del premier, tese anche a mostrare un certo asservilismo nei confronti della Lega per paura di un Ribaltone-bis, è da considerarsi nemico del Partito dell’Amore e traditore del mandato elettorale dato dagli italiani, quindi screditato e criticato seriamente.
Ergo, vietato nel Pdl affermare che la norma transitoria non può essere accettabile perchè oltre a risolvere i problemi del premier, oltre ad essere stata scritta apposta per ovviare alla pressione della magistratura, manda in fumo migliaia e migliaia di processi sotto l’ipocrita quanto nobile scusa della “ragionevole durata del processo”, che l’Europa ci chiede.

Seconda osservazione: la riforma elettorale. Politica a parte, è inaccettabile votare con una legge del genere.
Non perchè colui che l’ha concepita l’ha definita “una porcata”; non perchè sia stata concepita dall’attuale Ministro del Lanciafiamme (ops, della Semplificazione); ma perchè è obiettivamente sbagliato che il cittadino italiano cui è dato il diritto/dovere di votare non abbia la libertà di indicare sulla propria scheda il politico che più gli piace. Non è possibile che i “dipendenti” del Parlamento (tanto per citare Grillo) pagati con i soldi del contibuenti siano scelti mediante un metodo tutt’altro che democratico: i big del partito, seduti a tavolino, scrivono una lista con i nomi dei candidati. Quelli saranno i papabili. Solo quelli. Se tra quelli non ci fosse nessuno che piacesse all’italiano elettore pazienza: se ne vota un altro o non si vota.
Verso l’inizio del paragrafo, le parole “politca a parte”. Non sono casuali perchè fino a questo punto si è discusso del problema da un punto di vista formale: il Pdl, la Lega e anche il Pd (timido anche in questo) non vedono di buon occhio un cambiamento della riforma che porti di nuovo alla scelta del politico mediante preferenza. (Essi) Sono a conoscenza del fatto che esiste una reale possibilità per cui determinati (e attuali) parlamentari non avrebbero il posto in Parlamento o prenderebbero una miriade di voti in meno.
E allora, perchè optare per un cambiamento se l’attuale legge permette, ipso facto, di diventare politici di professione ?

Ecco due punti su cui riflettere seriamente. Al di là di sinistra e destra.

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