Candido di Voltaire

Pubblicato: 2 ottobre 2010 in Libri

Quando si parla di Voltaire, subito viene in mente la famosissima citazione tratta da “Trattato sulla tolleranza” (un testo che riprende un’orazione dell’avvocato illuminista a difesa di un suo cliente processato per aver una fede religiosa diversa da quella di allora) che recita più o meno così: “Disapprovo quello che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”. Una frase decisamente densa di significato su cui si potrebbe scrivere davvero molto in particolar modo alla luce degli avvenimenti del mondo attuale che sembra davvero aver confuso il concetto di tolleranza con quello di indifferenza. Ma questa è un’altra storia. Tornando all’illuminista, poco quanto nulla si conosce “Candido”. Decisamente differente dal libro citato in precedenza, “Candido” si configura come un romanzetto banale se la lettura risulta essere quella con cui si leggerebbe una favoletta. Cioè una lettura poco attenta alle sottigliezze contenute all’interno. Perché, obiettivamente, l’intreccio del libro in fin dei conti è pressoché semplice. Il punto vero è che il testo in questione contiene un’aspra critica nei confronti dell’ottimismo spropositato di Leibniz, altro filosofo (tedesco, se non erro) il quale credeva e sosteneva apertamente che quello in cui viviamo è il “migliore dei mondi possibili”. Le disavventure di Candido portano invece il lettore ad interrogarsi su questa teoria anche alla luce del fatto che nonostante venga picchiato, deriso, seviziato, al centro di crimini e violenze, il protagonista del romanzo rimane fedele all’idea che tutto vada per il meglio. È Pangloss, critico verso la teoria di Leibniz e armato di un’incredibile ironia, che porta il protagonista (e forse anche colui che legge il libro) a riflettere sulla questione del male. A riflettere sul fatto che non si riesce a spiegare razionalmente perché il male esista sul nostro pianeta nonostante, ad esempio, per quanti credano, esista anche un Dio buono. Un’ironia sottile che si “annichila” nella ultima frase del racconto che contiene in sé tutta l’idea di Voltaire: “Bisogna coltivare il proprio giardino”. Risulta cioè inutile interrogarsi sul motivo per il quale esista il male, assodato il fatto che esso è da sempre esistito. Bene sarebbe invece trovare una soluzione affinché il male non si manifesti: coltivare il proprio giardino, cioè lavorare. Lavorare senza pensare forse è il concetto più controverso dell’illuminista Voltaire che si quasi si abbandona a sé stesso non riuscendo a trovare una soluzione razionale al problema. Un lavoro che rende la vita sopportabile, come scritto nel testo, al riparo dalla presenza del male che caratterizza il genere umano e non. Che si condivida o no la visione di Voltaire, il libro qui “recensito” (ammetto che l’aggettivo è un’iperbole”) credo rappresenti un ottimo spunto di riflessione, considerato anche che il tema del “male” e il motivo per cui esso esiste è stato d’interesse per tutti i più grandi pensatori che il mondo abbia mai visto.

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commenti
  1. Vanessa Tarascio ha detto:

    Mi piace pensare che tu abbia letto il Candido perchè spinto dalla segnalazione che ti feci mesi fa di questo libro, a mio parere, imprescindibile nella formazione culturale. Nel dubbio (concreto) che io non c’entri nulla in questa tua scelta, vista la tua scarsa considerazione verso le menti femminili ,soprattutto se appartenenti a belle ragazze (:P ahahah!!) ,desidero riportarti un breve stralcio tratto dal libro (che ho ritrovato a casa e che ti presterò) del mitico Odifreddi “Andiamo dunque insieme alla scoperta di questi miti e di queste superstizioni, per mostrare candidamente che non tutto va per il meglio nella (sedicente) migliore delle fedi possibili. Se poi i panglossiani <> e <> manteranno ottimisticamente il loro Credo e il loro Iddio, saremo tutti felici:in fondo, e anche per principio, l’ateismo non è una fede e non fa opera di sconversione. Rivendica soltanto, cristianamente, di poter dare alla Ragione ciò che è della Ragione. E non dimentica, volterrianamente, che bisogna coltivare anche il proprio giardino, e non soltanto quello dell’Eden”

    • kususe ha detto:

      Brevissimamente,
      ho letto Candido di Voltaire esattamente 8 volte da quando ho sentito Voltaire la prima volta alle superiori. E ogni volta capisco qualcosa di più. Mi spiace dirlo, ma non ricordavo nemmeno che me l’avessi consigliato tu. Ma mi fa piacere che come me tu lo consideri come indispensabile nella crescita culturale di ognuno.
      Per quanto riguarda Odifreddi, onestamente, dice cose trite e ritrite, che altri, molto prima di lui e in maniera decisamente migliore, hanno esplicato. Ti invito a leggere Russell. E vedrai come le critiche di Odifreddi peccano in quanto ad analisi.
      Io il mio giardino lo coltivo, certo. Solo che a differenza di Voltaire cerco ancora di capirci qualcosa oltre la staccionata di casa.

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