Ad appello, rispondo

Pubblicato: 7 ottobre 2010 in Riflessioni personali

Non sono un codardo.
All’appello di tutti i grandi del Pdl che esprimono solidarietà nei confronti di Sallusti e Porro (direttore e vicedirettore de “Il Giornale) che chiedono dove siano finiti coloro i quali a gran voce gridavano a favore della libertà di stampa e delle intercettazioni in questo frangente in cui il Noe perquisisce il la sede di Roma e Milano del quotidiano in questione, rispondo semplicemente che è giusto che sia così.
Lepore, il procuratore che ha dato l’ok alla perquisizione ha agito sulla base di un’intercettazione telefonica in cui si preconfigura un reato tutt’altro che lieve: concorso esterno in violenza privata (ai danni della Mercegaglia). Questioni giuridiche a parte, occorre che la magistratura faccia il suo corso. Da ignorante, non credo che si autorizzi una perquisizione senza avere uno straccio di indizio tra le mani. Suppongo ci sia un preciso iter da seguire e la decisione in questione non è certo affar semplice in quanto implica effetti notevoli d’attenzione.
Ho paura perciò che si ricorra all’appello non tanto per proclamare la libertà d’informazione quale diritto “naturale” di ogni quotidiano, quanto piuttosto che il Pdl tutto sollevi questo polverone più per coerenza con le sue idee politiche: i magistrati che indagano su faccende (legate anche alla larga) al Presidente del Consiglio sono sempre molto spiacevoli e scomodi da digerire (pare che Porro e Sallusti intimassero il segretario della Marcegaglia a convincere il Presidente di Confindustria a rettificare dichiarazioni abbastanza perentorie sull’operato del governo.).
E aggiungo, con una mano sul fuoco: se fosse venuto fuori che la magistratura avesse indagato su “Il Fatto” o su “Repubblica”, avrei sostenuto esattamente la stessa tesi. Perchè in questi casi non è questione di orientamenti politici. Quanto di coerenza con quello che si pensa.

Alla luce di quanto detto, parlare di “guerra preventiva” come qualcuno del Pdl ha fatto mi sembra illogico e azzardato. Ma lo è ancora di più se si crede che questo sia un nuovo modo di impedire un certo tipo di giornalismo. Prima c’erano i servizi deviati; adesso sarebbe la magistratura a giocare sporco ed ad influenzare articoli e giornali. Ma questo l’ho davvero letto, sempre tra le righe degli uomini del Pdl.

L’unica vena tragicomica in tutto ciò è Feltri. Il quale, molto sereno a proposito di tutta la faccenda che coinvolge Porro e Sallusti: “I servizi segreti non so neanche come funzionano”. Peccato che abbia permesso a Renato Farina, in arte Betulla, condannato per favoreggiamento e radiato dall’Ordine, di scrivere fino a qualche mese fa sul suo quotidiano (Feltri viene condannato anche per questo). Lo stsso Farina che aiutò Pompa, Pollari e Mancini (ex Sismi, ora se non erro, promossi a dirigenti di vari Ministeri) nel sequestro di Abu Omar ad opera della Cia.

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