La guerra della pace

Pubblicato: 9 ottobre 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Quattro italiani barbaramente uccisi questa mattina, sono solo l’ennesimo esempio di una guerra che si continua a combattere nonostante risultati molto discutibili. E non bisogna essere certo alti commentatori di vicende internazionali per capire che in questo modo, con tutti i morti sulla coscienza, non si può andare avanti. Il cordoglio ai familiari delle vittime, personalmente non lo comprendo. Perchè è sempre lo stesso e si configura come una ripetizione (non banale, certo) dello stesso rito.
Ma non lo comprendo per un motivo: ad esso non segue una strategia capace di evitare lo strazio ad altri genitori, mogli/mariti, parenti tutti. Eppure, di soldati morti ne abbiam visti più di una trentina. Forse non bastano. Forse non è un numero sufficiente per iniziare a mettere in crisi il ruolo dell’Italia in questa guerra. Quindi si continua, aspettando ansiosi che qualcun altro ci lasci la pelle in una missione che non è di pace ma di “Imposing Peace”. Che tradotto significa “Imposizione della pace”.

Si combatte per imporre la pace. Onestamente credo sia paradossale ma non riesco a capire, neppure lontanamente, al di là di accordi internazioni presi senza il consenso chiaro ed esplicito mio e di quanti come me “ripudiano la guerra”, come si possa continuare una missione del genere che continua ad incrementare il contatore delle vittime. Civili e militari.
Non riesco a capire perchèil Ministro della Repubblica La Russa, che non è avvezzo ad ascoltare opinioni parecchio differenti dalla sua, definisca come “sciacallaggio” la volontà di ritirare gli italiani dall’Afghanistan. Afferma che apprezza le critiche, ma non quelle dopo un lutto.
Non riesco a comprendere il Ministro della Repubblica Frattini, ministro non so bene di cosa, che solenne proclama: “L’attentato contro i militari italiani è un altro esempio dell’altissimo costo umano che siamo costretti a pagare per una missione fondamentale per la nostra sicurezza nazionale.” Se fosse meno ermetico e più espilicito, gli saremmo tutti molto grati.
Non riesco a capire Gianni Riotta, direttore de “Il sole 24 ore”, il quale sulla sua pagina di Twitter, scrive: “..C’è l’Italia dei codardi velenosi e l’Italia di chi si sacrifica per la libertà di tutti”. Non si capisce se codardi sono quelli che scelgono dialogo diplomazia o quelli che chiedono il ritiro delle truppe.
Ritiro che avverrà entro il 2011 secondo dichiarazioni ufficiali, ma facente parte di un piano che prevede l’invio di altri militari italiani in aggiunta ai presenti.
Invece di sgombrare il campo, aggungiamo altre unità. Credo che il ragionamento non faccia una piega.

E pensare che oggi è l’anniversario della morte di John Lennon. Forse il musicista più pacifista che il mondo abbia mai avuto.

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