Il solare termodinamico

Pubblicato: 7 novembre 2010 in Articoli Ventonuovo.eu

Avendo precedentemente discusso circa il problema dell’energia ed avendo, seppur in maniera non dettagliata, parlato della fonte nucleare e eolica (con relative innovazioni), è doveroso illustrare un progetto differente che affiancherebbe le due precedenti fonti: il solare termodinamico che in Italia sembra avere degli orizzonti lungimiranti visto il buon livello di insolazione presente nel Belpaese.
Il principio di funzionamento alla base di questa particolare tecnologia è il seguente: alcuni specchi parobolici lineari riflettono le radiazioni solari le quali vengono intercettate da fluido (in grado di assorbire le suddette onde elettromagnetiche e convertire la loro energia in calore) posto lungo la linea che congiunge i fuochi degli specchi. Non è un accorgimento banale quest’ultimo, in quanto permette che le radiazioni assorbite siano nel numero più grande possibile (grazie ad una particolare patina che riveste gli specchi ad alta riflettività). Il fluido che scorre nel tubo ricevitore viene convogliato in un serbatoio definito “caldo” dove si “costituisce” l’accumulo di calore ad alta temperatura. Da qui, (il fluido) prosegue verso uno scambiatore dove viene ceduto calore, trasformato in vapore, elemento utilissimo per azionare turbine, produrre energia meccanicae trasformarla in elettrica come avviene in una normale centrale termoelettrica. Infine raggiunge un serbatoio freddo dove, raffreddato, è pronta per scorrere nuovamente nel tubo ricevitore e ricominciare il suo ciclo.

Detto così, potrebbe sembrare semplice una centrale del genere. Evidentemente, non lo è affatto.
Prima questione. Implementare un tubo ricevitore con le suddette caratteristiche non è affar semplice. Occorre infatti progettarne uno che riesca ad assorbire le radiazione quanto più possibile (come gli specchi parabolici) e fornire un ottimo isolamento termico al fine di non dissipare troppo calore all’esterno, perchè questo comporterebbe un accumulo minore nel serbatoio caldo. Fare un tubo molto spesso risolverebbe certo il secondo problema, ma non automaticamente il primo.
Seconda questione. Il liquido del termovettore usato fino ad adesso era un olio. Minerale, tossico, pericoloso e infiammabile. L’ENEA che è responsabile di un progetto come quello illustrato in questo articolo in Sicilia, ha ideato un fluido basato sulla combinazione di due sali che si usano in agricoltura come fertilizzanti. Esso, entro una temperatura di 550° (oltre i 600° potrebbe essere responsabile della corrosione dei materiali) rappresenta un’ottima alternativa all’olio attuale.
Terza questione. I serbatoi non sono semplici come si potrebbero immaginare. Essi devono accumulare una tale quantità di energia tale da garantire l’erogazione di energia elettrica 24 ore al giorno, che non avviene con le attuali centrali di questo tipo.
In tutto ciò, evidenti i vantaggi. Impatto ambientale basso, se si accetta il fatto che ampi spazi disabitati e non coltivati possono essere adattati a questo tipo di produzione; smantellamento economico e in grado di garantire un successivo uso del terreno senza alcun compromesso; una lunga vita dell’impianto e un (relativamente) breve tempo per la costruzione dello stesso.

Pare che non ci siano svantiggi “materiali”. In realtà no, dato che il costo di produzione (KWh) è ancora alto e non particolarmente competitivo. Ma questo è un problema che troverà concreta soluzione quando impianti di questo genere saranno prodotti su larga scala in un futuro che sembra essere non particolarmente lontano.
Per informazioni molto più dettagliate, qui.

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