Proprio come scriveva Montanelli

Pubblicato: 9 novembre 2010 in "Il Giornale" della concordia

Leggendo Sallusti nel quotidiano pezzo sul Giornale, sembra di essere tornato a quel lontano 6 dicembre quando il quitidiano di Via Negri titolò con la penna di Vittorio Feltri “amici di Spatuzza”, coloro i quali avevano espresso il diritto a non volere Berlusoni Presidente del Consiglio ritirato magari a vita privata.
Scrive oggi l’indagato Sallusti: “Che la presunta rivolta antiberlusconiana non sia invece cosa seria lo si è capito anche ieri sera guardando «Vieni via con me», ennesimo contenitore Rai di pattume vario” perchè “I cittadini cercano leader politici credibili e soluzioni concrete.”, non comici o giornalisti da strapazzo in grado di raccontare verità scomode e sconce che affliggono l’Italia intera, aggiungendo qualche battuta.
Ma sembra, in quest’ultimissimo concetto, di rileggere Montanelli. Atipico se confrontato con i tempi attuali, uno dei più grandi giornalisti che l’Italia abbia mai conosciuto definiva colui che ama l’Italia non quello che, da mero nazionalista, ne descrive solo pregi lodando e ammirando le opere e le parole di uno solo. Ma come colui che metteva a nudo la sporcizia e l’impudicizia di una determinata classe dirigente troppo attenta ai suoi problemi piuttosto che a quelli del popolo cui è chiamata a governare.

Il pattume di cui parla Sallusti è lo stesso che lo contraddistingue. Se raccontare e discutere delle malefatte di un uomo e di una classe dirigente che non adempie al proprio dovere è pattume, anche Sallusti e tutta la redazione del suo Giornale, sono permeati dallo stesso.
Quando Feltri e compagnia hanno deciso di erigere il Giornale come particolareggiato mezzo d’informazione per le porcheria in casa Fini, pardon, Tulliani, nessuno ha definito quello pattume. Esso era il racconto disincantato di una situazione che non era accettabile in un Paese che si definisce “avanzato culturalmente” che vedeva un Presidente della Camera, millantatore di chissà quale legalità,  meritava di essere esposto in modo chiaro ed esplicito perchè tale situazione fosse insostenbile.
Questo non era pattume. E non è pattume nemmeno quello di Saviano e Fazio e Benigni e gli altri ospiti che hanno partecipato al programma apportando ciascuno altro che banalità.
E sebbene Sallusti cerchi di dimostrare in una stranissima equazione, impressa di irrazionale materialismo, che ci guadagna molti soldi non può “interpretare i bisogni della gente”, proprio non riesce a convincermi. Perchè si parte dal presupposto che l’avere molto denaro comporti automaticamente un’ipocrisia di fondo e l’esprimere opinioni come banale spettacolo. In realtà c’è molto di più. E lo si vede da chi come me, nonostante non abbia alcun problema economico o sociale, è sempre preoccupato per le sorti di un’Italia che da tempo è finita nel baratro. Questo non è puro spettacolo o un modo per accaparrarsi applausi. Semplicemente concretizzare che si ama l’Italia.
E che se la si ama davvero, occorre mettere a nudo i vizi più squallidi e i problemi più grandi.
Proprio come scriveva Montanelli anni fa.

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