L’anticonformista Italia

Pubblicato: 26 novembre 2010 in Attualità, Riflessioni personali

Quando, all’indomani della vittoria di Obama, fu indagato il suo braccio destro implicato in loschi affari circa l’edilizia, subito si dimise. Per non nuocere al nuovo presidente e per non essere “linciato pubblicamente” dal popolo americano. Quando un grosso dirigente di un governo europeo (non ricordo esattamente lo Stato) fu beccato per aver usato il denaro a disposizione del suo Ministero per comprare sigari cubani e qualche film porno, si dimise senza batter ciglio. Sempre per non essere linciato dal suo popolo.Quando Dell’Utri è stato condannato per la seconda volta per lo stesso identico reato (nonostante conti altre condanne in via definitiva), non si è dimesso. Non si sono avute le dimissioni tranne che per il povero Scajola che non era a conoscenza di chi gli avesse pagato la casa. Per questa sua opera “responsabile” gli è stato promesso il ruolo di coordinatore unico del Pdl.

Non c’è dubbio che l’Italia e chi sta al governo (sinistra e destra senza particolare differenza) sia anticonformista. Se il buon costume vuole che uno si dimetta se vien meno ad un dovere definito “morale” più che “legale”, in Italia non succede niente.
Se in tutto il mondo (o quasi) una delle migliori soluzioni alla più grande crisi mondiale, dopo quella del ’29 secondo alcuni esperti, è investire nel futuro dei giovani affinchè possano rilanciare l’economia con la loro creatività, in Italia il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini d’amore e d’accordo con il ministro Giulio Tremonti (a cui, secondo Berlusconi, dovremmo erigere una statua per i risultati ottenuti da due anni a questa parte), decidono di tagliare i fondi alla scuola. Decidono di non finanziare i ricercatori (che, precari, svolgono anche funzioni extracontrattuali) perchè bisogna risparmiare e occorre che la Scuola e la Università si diano una regolata in fatto di conti economici.
Come, secondo l’avvocato Gelmini si può risolvere questo? Trasformando le Università in fondazioni di diritto privato che pertanto amministreranno a proprio modo il patrimonio, facendo si che una cosa pubblica diventi privata. Non è ipocrita pertanto dire che una tale modifica al concetto di Università comporterà di fatto l’esclusione di alcuni al diritto a studiare: diritto che l’avvocato Gelmini evidentemente non ha tenuto in considerazione, fermo restando che sia scritto a caratteri cubitali su un libricino chiamato Costituzione della Repubblica Italiana. Le fondazioni dunque, che vedranno la propria forza con una maggioranza nel Cda dell’Università pertinente, disporranno ciò che crederanno sia meglio per incrementare i propri guadagni.
Ciò che prima era di pertinenza statale perchè è dovere dello Stato e della cosa pubblica preoccuparsi che diritti como la possibilità di studiare e di formarsi, diventerà adesso affare concerne il privato.

Ricercatori sui tetti, facoltà occupate e studenti nelle piazze non sono mera rappresentazione di un’opposizione al governo Berlusconi. Ma sono esplicita richiesta del volere come cittadini italiani, di vedersi assicurati diritti che al Ministero e al governo, proprio non si comprendono.
Il punto è questo. La storia dei tagli all’Università e alla scuola va innanzi da un sacco di tempo. Non è una novità. Il fatto è che adesso ha raggiunto un limite che si ritiene invalicabile e che non può trovare accondiscendenza nel popolo italiano. Da quando sono nato, credo di non avere mai assistito ad una mobilitazione studentesca del genere. Almeno a livello nazionale.

E quindi, due piccoli consigli. Il primo è quello di gridare il diritto allo studio. Sia il lettore un non-studente o un ricercatore precarioio, è necessario che gli italiani si stringano con i propri connazionali se l’idea per cui questi ultimi combattono è obiettivamente corretta. E anche qui, a prescindere dalle proprie idee politiche.
Il secondo è quello di studiare. Sembrerà paradossale ma la prima opposizione a queste proposte governative è proprio quella di portare a termine ciò in cui si crede. Studiare quindi servirà a far capire che realmente abbiamo bisogno di questo diritto.

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commenti
  1. Michele ha detto:

    Ben detto, caro Franco! 😉

  2. Sabrina ha detto:

    purtroppo caro checco il problema è proprio qst….l’obiettivo di chi ci governa è fare in modo che la gente ignorante sia abbastanza numerosa da tenerli in piedi!!!!
    vorrei tanto che tu mi concedessi la possibilità di divulgare qst tuo articolo!!!! 🙂
    baci a presto!

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