L’insegnamento di Montanelli

Pubblicato: 7 dicembre 2010 in Libri, Riflessioni personali

Quando ho letto che uno come Montanelli non avrà allievi in questo mondo perchè in questo non c’è più posto per maestri come lui, sono rimasto stupito. Quando ho letto che tale pensiero fosse di Scalfari, uomo prudente, sono rimasto sbigottito.
Allora ho comprato il libro “Indro Montanelli” a cura di Paolo di Paolo e ho iniziato a leggere gli scritti originali del giornalista di Fucecchio.
E ho capito, dopo parecchio tempo, cosa volesse dire Scalfari con quelle sue parole e perchè il sottotitolo al libro fosse “La mia eredità sono io”.

Montanelli era uno che visse la guerra in prima persona. Convinto fascista quando questo era una buona idea politica e pronto alla partenza nella spedizione in Abissinia che si rivelò uno sfracelo totale, mentre ancora Mussolini era al potere, comprese la direzione verso il quale il regime era diretto.
Una direzione che avrebbe distrutto pian piano l’Italia e che l’avrebbe consegnata ad una fine pietosa, derisa dagli altri Stati Europei e avvezza alle prime forme di moderna censura. La prova la si ebbe quando Montanelli iniziò a criticare il dittatore Mussolini verso il quale provava paura ma non rispetto. Espulso dall’Ordine dei Giornalisti e dal Partito fascista fu un uomo che raccontò le vicende che nell’Europa orientale si stavano sviluppando: l’influenza della Russia e le guerre civili.
E nonostante mille impedimenti e mille pericoli, fece il suo lavoro con estrema professionalità non rinunciando mai a scrivere quello in cui credeva con tutto il suo essere. Era un giornalista che descriveva la situazione facendo parlare i personaggi e gli uomini come lui coinvolti nella stessa, affinchè il lettore italiano avesse un’idea precisa su cosa stesse avvenendo dall’altra parte.
Certo, i suoi pezzi non erano esenti da giudizi personali, ma uno come Montanelli, quei giudizi, se li poteva permettere.

Si leggano oggi i giornali. Sembra di non trovare più uomini come Montanelli. Sembra perchè alcuni allievi, checchè ne dica Scalfari, ci sono. Con ideologie differenti, ma ci sono. Pronti a ricevere critiche e giudizi ipocriti. Ma caparbi nel loro mestiere e incuranti delle sceneggiate patetiche di illustri personaggi italiani. E attenti ai lettori. Solo ai lettori.
Questo è il più grande insegnamento che ho colto leggendo il libro in questione.
Il giornale non è dell’editore. Ma dei lettori. A loro spetta il giudizio e la critica. A loro il rivalersi qualora vengano offesi. A loro spetta il diritto di sapere la verità, esente da qualsiasi camuffamento o semplificazione.

Ed anche questa l’idea che ho maturato da un anno a questa parte tenendo aperto questo blog. Esso non è mio, ma della gente che lo legge.
Se non ci fosse nessuno a leggerlo non ci sarebbe il bisogno di scriverci qualcosa. Ed ecco perchè un meccanismo come la censura preventiva che veniva introdotta dal ddl intercettazioni era inutile. Saranno i lettori che decideranno quando questo blog sarà definitivamente inutile. Non il primo politichetto di quartiere che si sentirà offeso per una battuta o per aver raccontato qualche suo difetto.

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