Cosa festeggiamo oggi

Pubblicato: 17 marzo 2011 in Riflessioni personali

Mi spiace, ma non ci riesco.
Non lo faccio per banale anticonformismo ma non riesco a mettere a tacere la mia vena polemica nei confronti di questi italioti (badate, italioti e non italiani, menchemeno Italia) nemmeno nel giorno in cui si festeggiano i centocinquant’anni di Unità, ricordando, per quanti sanno, il giorno in cui Vittorio Emanuele II fu proclamato Re d’Italia.
Pullulano links che rimandano a questo giorno felice in cui la nostra Patria si trova a vivere: inno di Mameli a gogò, bandiere in tutte le salse, citazioni di signor politici, nostalgie per i bei tempi andati e auguri per i periodi a venire.

Questo è il 17 marzo. Un congiunto di tante belle parole a cui, metto già la mano sul fuoco, non seguiranno azioni.
Parole, promesse, impegni. Tutto non rispettato.
Le manifestazioni odierne sono già destinate a sparire fino, forse, al 25 aprile e al 2 giugno. Poi ci toccherà aspettare di nuovo il 17 marzo (se qualcuno se lo ricorderà, visto che l’8 settembre è solo l’anniversario di Mike Bongiorno).  Le piazze in cui si tenterà di difendere la Costituzione, la quale non sarebbe potuta nascere senza che l’Italia fosse unita, conteranno sempre più gente, certo. Ma molti dei quali oggi si sprecano in amabili commenti, rimarranno a casa a poltrire e a fregarsene del bisogno forte di gridare.

Questo è il 17 marzo. Un congiunto di ignoranza accumulata nell’arco di anni e anni che culmina in questo giorno.
L’ingnoranza che non conosce nomi come Cavour, Mazzini e Garibaldi che, nonostante evidenti difetti, hanno permesso che quella in cui viviamo fosse davvero un’Italia unita, forte e successivamente, repubblicana. Conosciamo il nome di questi esclusivamente perchè qualcuno ha dedicato loro una via o una piazza. L’ignoranza dei fatti del Risorgimento che si rispecchiano automaticamente nella non conoscenza dei fatti che accadono ai giorni nostri e che ci conducono a considerazioni tutt’altro che basate su idee razionali, ma dettate dalla pancia.

Questo è il 17 marzo. Un giorno amaro, per quello che arrivo a concludere.
Ma un giorno che, nonostante tutto quello scritto, mi porta ad amare l’Italia. Tantissimo meno, quelli che si definiscono imperterriti, italiani.
Retorica a parte, la festa dell’Unità dovrebbe essere festeggiata nel nostro piccolo ogni giorno. Come? Adempiendo al dovere di cittadino.

P.S. : Le date riportante nel secondo paragrafo sono attinenti l’Italia del secondo dopoguerra. Ma senza l’Unità, non si sarebbero potute compiere.

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commenti
  1. giovanna ha detto:

    Condivido pienamente il contenuto di questo articolo. Se non ricordo male,il 17 Marzo 1861,Garibaldi consegnò a malincuore nelle mani del Re Vittorio Emanuele II a Teano, l’appena nato territorio italiano. Esso,in quel preciso momento storico, non fu valorizzato come conquista del popolo italiano,bensì (badate bene) come ‘prolungamento’ del Regno di Savoia. Una ennesima vittoria mutilata per gli italiani,passata alla storia come eterna conquista.
    Viva l’Italia media. Viva l’Italia dei mass media,ammutolita e scevra da colpe,nelle mani di chi li manipola e festeggia i suoi 150 anni di bugie,ricatti e compromessi.

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