Il feedback repubblicano

Pubblicato: 21 aprile 2011 in Attualità, Riflessioni personali

Sfatiamo un mito. In Parlamento si lavora. Certo, le assenze son tante e coloro i quali si divertono con i gingilli Apple alle prese tra un sito porno e una partitella a Super Mario Bros, si moltiplicano giorno dopo giorno.
I latenti invece, altrettanto pericolosi perchè “furbescamente geniali”, coloro i quali si risvegliano da un giorno all’altro e la sparano grossa, molto grossa, rimagono ancora in pochi.
L’ultimo in ordine di tempo, tal Remigio Ceroni che dall’alto del suo tasso di assenza dalla Camera dello 0,5%, propone una modifica al primo articolo della Costiutuzione il quale sancisce la forma repubblicana dell’Italia e assegna la sovranità al popolo, a patto che questi la eserciti nei limiti della Costituzione.
Un articolo che sembrerebbe quasi banale ma che racchiude, in realtà, il succo di tutto il nostro Paese: la forma repubblicana.
In essa è implicita la cosiddetta divisione dei poteri: legislativo con il compito di legiferare; esecutivo con il compito di assicurare che le leggi siano rispettate; giudiziario con il compito di punire chi la legge non la rispetta. Ora, la forma repubblicana vuole che i tre poteri siano tutti connessi tra di loro in maniera che si crei un sistema tale in cui nessuno di essi prevarichi l’altro e si sviluppi quello che in gergo scientifico, si chiami “feedback”: se qualcuno di essi esagera, ne interviene un altro in grado di bloccare cattive conseguenze.

L’idea alla base di una Repubblica è appunto questa. Ma l’Italia è un Paese strano.
Prendete il Capo: è indubbio che passi più tempo a criticare uno dei tre poteri dello Stato che a impegnare del tempo per la sua vita personale. Ma forse, la lotta contro la magistratura è la sua vita personale, come sottolineava qualcuno.
Non ci si stupisce più di tanto quindi se uno come Cerroni, si svegli un giorno e, sotto la benedizione (implicita) del Capo, proponga di modificare l’articolo 1 della Costituzione in maniera che il potere del Parlamento risulti superiore agli altri due, al Capo dello Stato e alla Consulta. Si viene a creare cioè uno squilibrio piuttosto imponente che mina la base di quella che viene simpaticamente definita “repubblica”.

Almeno, a conti fatti dovrebbe essere così.
Naturalmente, qualche altro genio giornalista, appartenente alla tifoseria berlusconiana-belpietrana, afferma che una proposta del genere nasce dalla necessità “di portare in equilibrio i poteri dello stato” (Massimo De’ Manzoni).
Adesso, o De’ Manzoni non si intende di scienza (non è a conoscenza del concetto di feedback) o non conosce quello che recita l’articolo 138 della Costizione, messo lì, per ultimo, a ricordare che la forma repubblicana non può essere modificata nemmeno a mezzo di riforme costitzionali. E che, anche se non ci siano degli espliciti paletti tali da definire uno stato “repubblicano”, è altrettanto chiaro che De’ Manzoni ha bisogno di rileggersi Montesquieu e di studiarsi qualche appunto di diritto costituzionale.

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