Ad un antiberlusconiano convinto (non cotto di nessuno) che si interroga sul motivo per il quale non compri altri quotidiani al di fuori di quello diretto da Belpietro, rispondo che i titoli e gli editoriali della tifoseria berlusconiana più subdola, non sono al pari di nessun’altro quotidiano..
Voglio dire, un titolo come “Bossi, non fare il pirla” pubblicato su Libero di oggi, dove lo si legge? Si dirà, su “il Giornale”. Magari quando a dirigerlo c’era uno come Feltri, prima della sospensione dall’Ordine e del divorzio da Sallusti & co. Infatti il titolo di cui sopra, credo di non sbagliarmi, è proprio dell’ex editorialista di Via Negri che si lancia nel ruolo del pacere.

Excursus necessario.
Tutto nasce dal solito comportamento del premier: questi continua ad accusare sintomi di amnesia, non decide di curarsi e i suoi addirittura lo vogliono male. Si pensi a Paniz, l’ultimo principe del foro ritrovato, che pensa che il solo fatto di essere Presidente del Consiglio autorizzi Berlusconi a cambiare idea con una velocità incredibile, fregandosene letteralmente degli alleati che gli hanno permesso di governare. Tra questi, Bossi, il quale non ha molti peli sulla lingua.
Il ministro-di-non-so-che si è lamentato della decisione tutta berlusconiana di allearsi con la Francia e di iniziare a bombardare la Libia, contravvenendo a quanto detto qualche giorno fa dove addirittura aveva ventilato la possibilità di dimettersi perchè bombardare non gli piace. Ma al lamento, non corrisponde certo un’azione concreta.
Bossi stabilisce che il governo comunque sia, non cadrà nemmeno il 3 maggio quando verrà messa ai voti una mozione del Pd sull’ “inasprimento degli attacchi” a Gheddaffi.

E qui interviene Feltri con il suo ruolo da pacere. Con quel suo “Bossi non fare il pirla”, l’ex sospeso chiede di abbassare i toni al leghista e al Capo e di cominciare a ritrovare quella sorta di complicità di un tempo che ha portato i due a creare quest’asse di governo. Bossi non farà votare i suoi contro la mozione sebbene sa bene che i malumori nel gruppo leghista son tanti. Maroni è il primo. Già poveretto si è visto letteralmente sbugiardato dall’Europa per il reato di clandestinità che prevedeva il carcere per gli immigrati irregolari. Adesso deve anche sorbirsi le iniziative personali del Capo Berlusconi.

Quindi, quel “pirla”, solo per il ministro. Non certo per il presidente.
Sebbene qualche posizione contraria, Feltri è come Bossi. Abbaia, ma non morde.

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