La “coerenza” del team

Pubblicato: 7 maggio 2011 in Attualità, Riflessioni personali

Il 27 dicembre dello scorso anno, scrissi questo post.
Rileggendolo adesso, alla luce dell’editoriale di oggi del direttore di Libero, dopo la strigliata di Santoro l’altra sera ad Annozero, mi rendo conto di aver azzeccato nel post in questione quanto di tipicamente italiano ci fosse nella vicenda.
Per chi non ha intenzione di leggerselo, riassumo in poche righe.
A dicembre dello scorso anno, Belpietro scrive un pezzo che racconta due storie in cui sarebbe implicato Fini. La prima, circa un attentato che si sarebbe dovuto tenere ad opera di un tizio di Andria che avrebbe dovuto solo ferire il Presidente della Camera. La seconda circa il fatto che Fini andasse a prostitute. Questu’ultima storia fu smentita pochissimo tempo dopo; la prima invece interessò i soliti  ma non ebbe alcun particolare sobbalzo dell’opinione pubblica (tanto per cambiare) se non l’apertura dalla Procura di Trani di un’inchiesta (passata poi a Bari, ora archiviata).
Con il passare del tempo e di un Belpietro che avendo verificato che la sua fonte avesse tutti “i venerdì a posto”, la vicenda si è evoluta in peggio: la fonte del misfatto è venuta allo scoperto, ha testimoniato, ha continuato a inventarsi storie sulla fidanzata del tipo che avrebbe materialmente eseguito l’attentato e ha ammesso che era tutto falso, pur guadagnandosi la fiducia di  Belpietro che, frattanto, proseguiva nel crederci a tutto.

Ora, tutto questo, ricorda quanto già scritto nel post citato all’inizio: il modo con cui si fa giornalismo in italia. Emblema dello stesso fu già il caso Boffo che sarebbe dovuto servire da deterrente. Invece no. Belpietro ci ha provato, ha sparato in prima pagina chiacchiere su chiacchiere non potendo verificare e poi è andato alla magistratura a denunciare il tutto.
Curioso è che oggi continui ancora, quasi imperterrito, a difendersi. A considerarsi addirittura vittima e a ripetere in maniera quasi seccante che aveva avvisato della possibilità che si trattasse di un mitomane. Come se questa sua cautela possa rappresentare oggi una scusa grande abbastanza da metterlo “al riparo” e degno di essere definito “innocente”.
Se invece fosse andato prima dalla Polizia e solo adesso avesse rivelato tutto, quasi quasi l’avrei ammirato.
Ma in un team è anche importante “la coerenza”. E Belpietro e Feltri ne sanno qualcosa.

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