Si e no, pro e contro

Pubblicato: 9 giugno 2011 in Riflessioni personali
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La confusione che si respira nell’aria circa la questione dei quesiti referendari riguardanti l’acqua, è simile a quella di Babele.
Tra alcuni che denunciano la privatizzazione dell’acqua in caso di vittoria dei “si” al referendum; tra quelli che teorizzano l’incremento del rendimento delle infrastrutture atte alla distribuzione dell’acqua (proponendo due “no”); tra gli altri che, con la scusa di non voler influenzare l’elettorato, l’hanno purtroppo già influenzato (il riferimento ai politicanti di centrodestra specialmente è puramente voluto); non si intende bene quale sia il nocciolo della questione.
Ora, poiché so di non godere del pregio dell’ “obiettività” ed essendo questo un blog, mi sembra doveroso impegnarmi nel raccontare, dal mio punto di vista, svantaggi e vantaggi dei “si” e dei “no” per entrambi i quesiti.

Consideriamo il quesito che chiede l’abrogazione dell’articolo 23 bis del decreto convertito in legge con voto di fiducia che prevede l’obbligatorietà di affidare ai privati la gestione degli impianti idrici, con due possibili modalità: gara d’appalto a livello europeo o entrata nelle società di un socio privato che detenga almeno il 40 % del capitale.
Un “si” corrisponde a voler affidare la gestione dell’acqua a società pubbliche (almeno a maggioranza) facendo si che l’acqua che rappresenta un “monopolio naturale” rimanga saldamente correlata al pubblico e dipenda in misura maggiore (se non totale) da questo soggetto.
Un “no” corrisponde a voler giocarsi una partita nuova: gli impianti idrici saranno controllati per almeno un 40% da privati che investiranno del capitale il quale gli sarà “restituito” in maniera tale che le spese che tutt’ora sosteniamo saranno divise tra il privato ed il pubblico.

L’altro quesito chiede l’abrogazione di una norma del Codice dell’Ambiente la quale disciplina le tariffe idriche in base al capitale investito.
Un “si” corrisponde al calcolare le tariffe solo riferendosi ad indici nazionali imposti dall’alto che dovrebbero condurre ad un impegno maggiore nella gestione degli acquedotti perché, mantenendo più o meno costanti le entrate, gli enti atti a gestire gli impianti, dovranno aumentare l’efficienza degli stessi senza richiedere ulteriori finanziamenti ai cittadini.
Un “no” corrisponde a non voler incoraggiare l’entrata di privati all’interno di questa gestione i quali, non vedendo effettivo guadagno in relazione al proprio capitale investito, non investirebbero e non finanzierebbero opere di ammodernamento degli impianti.

Infine, due ultime considerazioni, di carattere strettamente personale.
Primo. “Privatizzazione dell’acqua” mi sembra eccessivo nel caso si considerasse il “si” per entrambi i quesiti. Considerando solo il secondo, la cosa ha senso.
Secondo. Chi ha deciso di non andare a votare per motivi di carattere ideologico o impedimenti come mare o pranzo della domenica, commette due errori, uno conseguente all’altro: non prendersi la responsabilità di scegliere lasciando che altri prendano una decisione e sentirsi automaticamente “assolti” perché singolarmente non responsabili della disfatta del voto.
E riecheggia nella mia testa, in questo preciso momento: “Anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti”.

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