Il Brontolo del giorno

Pubblicato: 14 giugno 2011 in Attualità, Riflessioni personali

Se, banalmente, si considerasse il referendum con la mera vittoria dei quattro “si”, probabilmente ci si perderebbe la parte migliore della storia.
Questo post, in maniera abbastanza presuntuosa, vuole lanciare qualche provocazione. Con la speranza che non rimanga solo una squallida sequenza di byte persa in chissà quale server, quanto piuttosto che le stesse diventino motivo di riflessione e di analisi.
Prima di proseguire, si astengano dalla lettura coloro i quali non vogliono sentirsi proferire lamentele.

Primo: la responsabilità. Chi ha scelto di apporre i quattro “si” è obbligato a prendersi tutta la responsabilità della sua scelta sulle spalle. E non è un gioco questo. Da qui a qualche anno, i promotori dei si saranno chiamati a rendere conto della decisione l’altro ieri presa e a subire critiche razionali se le cose non dovessero andare come ci si aspetta.
Coloro che per esempio non hanno voluto dare fiducia ai privati nella gestione della rete idrica, dovranno adesso impegnarsi fortemente per far si che la voglia di vedere il proprio acquedotto non obbligato a divenire in parte privato, incentivi il miglioramento degli impianti e che questo non gravi, per come ci hanno raccontato, sulle bollette degli italiani che, qualcuno mi corregga se sbaglio, vedranno l’incremento del debito pubblico.

Secondo. L’ignoranza. Coloro che hanno promosso i “si” hanno usato la demagogia per attrarre a loro grandi masse. Non parlo dei big i quali presumo fossero chiaramente informati circa le norme previste dall’articolo 23 bis della legge Ronchi e l’articolo 154 del Codice dell’ambiente.
Parlo di chi invece, fidatosi ciecamente del proprio leader, ha continuato imperterrito a fare campagna senza nemmeno conoscere il quesito referendario e la legge correlata. Il che riflette la serietà di questa tornata.

Terzo. Il vento non è cambiato. Non so quanto possa valere un popolo che fa sentire la propria presenza al referendum (perchè i suoi interessi vengono messi in gioco) e poi non si informa, perseva nel guardare il Tg1 e passa il tempo su Internet tra Facebook e Youtube. Presuntuoso affermare ciò?
Forse, ma sono certo che domani si tornerà a dormire come si è fatto fino ad un mesetto fa. I comitati torneranno a non esistere più e coloro che si erano impegnati precedentemente con la presunzione di promuovere “la cosa” giusta, torneranno a sonnecchiare e non ne sentiremo parlare per non so quanto tempo. Tutto questo mentre il popolo inizierà a godersi le ferie e a riporre in un cassetto quanto successo l’altro giorno, come se fosse stata una cosa normale.

Festeggiamo si, ma riflettiamo su cosa comporti  (e comporterà) aver votato “si”.

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commenti
  1. Notizie del Futuro ha detto:

    La tua provocazione non è tale… è ovvio che i referendum comportano una responsabilità politica (che dovrebbe comportare anche una corrispondente conoscenza dei temi trattati e la necessità di continuare ad informare sugli stessi)… il problema è che forse in pochi se ne sono resi conto…

    • kususe ha detto:

      “Provocazione”: nella realtà questo concetto teorico non ha trovato effettiva concretizzazione, nonostante dovesse essere ovvio teoricamente.

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