La nuova forza distruttrice della natura: Irene

Pubblicato: 27 agosto 2011 in Articoli Ventonuovo.eu
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Chiusa la metropolitana, interrotti i trasporti pubblici (aerei, treni e autobus), rafforzata la rete di distribuzione dell’energia elettrica, soppressi gli eventi culturali, sospesi i mercatini all’aperto. Non è certo un ottimo background per l’ultimo film nelle sale cinematografiche, quanto la triste realtà che attanaglia in queste ore la città di New York che si vede minacciata da un nuovo uragano, nome in codice “Irene”, che troverà la sua massima potenza, secondo le stime, domani verso le 13 (ora locale) all’altezza di New York. Precedentemente classificato come “forza 3”, si prevede che in corrispondenza della zona appena citata, raggiunga “forza 1”, sebbene la forza dei venti coinvolta rimanga sempre eccessivamente alta come dichiarano al “Centro Nazionale per gli uragani”. Il punto è che Irene ha un diametro pari a 800 km, visibile dallo spazio, con venti che potranno anche raggiungere una velocità di 170 km/h nella zona newyorkese. Le misure adottate, pertanto, non devono apparire strane o eccessivamente caute: sono anzi necessarie come ha ricordato il sindaco Bloomberg che ha ordinato l’evacuazione di 250 mila persone, da completarsi entro le 17 (ora locale) di oggi. Supermercati praticamente depredati di tutti quegli alimenti considerati prima necessità e un via vai di automobili che si lasciano alle spalle grattacieli e cemento, cercando nel New Jersey e in generale nell’est del Paese, rifugi sicuri in cui soggiornare, altri due aspetti significativi di tutta l’angoscia che si vive a New York. L’evento atteso tanto è grave che il presidente Obama ha pensato bene di rientrare alla Casa Bianca, parlando ai 55 milioni di abitanti minacciati da Irene a seguire scrupolosamente le indicazioni delle autorità locali.

Cronaca a parte, come nasce un uragano? Anzitutto, il termine in questione deriva, secondo alcuni studiosi, da “Hurrican”, dio caraibico, luogo in cui tutto inizia. I temporali si addensano, si crea una sorta di “spirale”, i venti tropicali incrementano le dimensioni della stessa, la tempesta prende una nuova forma: l’uragano, appunto. L’attrito con la terra, poi, farà il resto: decrementerà la potenza distruttiva del fenomeno facendo si che esso si esaurisca in qualche giorno. Dopo aver provocato qualche danno. Si prevede infatti che Irene potrà addirittura causare danni in grado di condizionare il Pil (Prodotto Interno Lordo) che, in questo periodo di crisi economica e finanziaria, è l’ultima cosa che si desidera.

Non resta che restare a guardare come si evolverà la situazione e quanto le misure adottate saranno idonee a prevenire il peggio. Sperando, naturalmente, per il meglio.

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