Il risultato collaterale di OPERA

Pubblicato: 27 settembre 2011 in Articoli Ventonuovo.eu
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Ha scosso in maniera davvero singolare l’annuncio di qualche giorno fa circa il fatto che un fascio di neutrini (partiti dal CERN di Ginevra e diretti ai Laboratori del Gran Sasso, propagandosi attraverso la roccia a 1400 mt di profondità ) abbia viaggiato ad una velocità maggiore di quella della luce, contravvenendo al principio della relatività einsteiniana per cui nulla può viaggiare a velocità superluminali.
Ma, cominciamo dall’inizio. Effettivamente, cosa è un neutrino?

Nel 1930 ci si accorse, a seguito di un esperimento circa il decadimento radioattivo,  che parte della materia iniziale, era “misteriosamente scomparsa”. Da qui, balenò l’idea dell’esistenza di una particella sconosciuta che fu definita “neutrone”, nome poi assegnato ad un altro tipo di particella, di dimensioni maggiori che assieme al protone costituisce il nucleo di un atomo.
Solo nel 1934 si pensò di modificare il nome, assegnando ad essa il nome di “neutrino”: una particella elettricamente neutra che rappresentava parte del prodotto di un decadimento che in fisica si definisce “beta”: un neutrone decade dando origine ad un protone, ad un elettrone ed ad un neutrino.
Le caratteristiche della particella in questione risultano essere particolari: non è soggetta a forza elettromagnetica , agente tra particelle cariche elettricamente; non soggetta all’interazione nucleare forte, molto più grande di quella elettromagnetica che serve a tenere assieme protoni e neutroni nel nucleo di un atomo; risulta però soggetta alla forza nucleare debole, che entra in gioco negli esperimenti di laboratorio che la coinvolgono.
Introduzione necessaria fatta, veniamo all’esperimento di cui tutti parlano.
OPERA, il rilevatore di neutrini presente nei Laboratori nel Gran Sasso, implementato per dimostrare l’oscillazione dei neutrini (la trasformazione degli stessi da un sapore all’altro), ha portato ad un “effetto collaterale” di cui si ignorava l’esistenza: il fascio proveniente da Ginevra ha viaggiato a velocità maggiore di quella della luce. Le misure effettuate  mediante l’ausilio di particolarissimi orologi atomici e dispostivi GPS, effettivamente sembrerebbero corrette.

Il condizionale è d’obbligo in quanto, essendo questo un risultato  unico al mondo, è necessario eseguire altre misure, al fine di trovare un risultato uguale e comprovare che ciò che è avvenuto in Italia non è un caso, quanto invece realtà. Viene richiesto, pertanto, ad altri laboratori di condurre esperimenti simili a quello presentato. L’America, con il progetto NuMI, è già in campo.
L’eccitazione che si respira all’interno della comunità scientifica è certamente elevata. Ma la cautela, d’obbligo. Perché tale risultato potrebbe essere dovuto ad un errore ancora incomprensibile, o rappresentare l’inizio di una nuova “rivoluzione scientifica”.

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