L’ulteriore passo dell’E-Cat

Pubblicato: 9 ottobre 2011 in Articoli Ventonuovo.eu, Attualità
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Nell’ultimo articolo relativo all’Energy Catalyzer, avevamo discusso circa la concreta possibilità che un giorno di ottobre del corrente anno, in suolo americano, si verificasse l’effettiva convenienza del dispositivo, implementando un impianto da 1 MW di potenza. Per questioni correlate all’aspetto legale, il test non sarà più condotto in America con il supporto di un eminente partner americano, quanto piuttosto qui nel Belpaese. Nel suo blog l’ing. Rossi (inventore dell’E-Cat) assicura che, sebbene l’accordo saltato, l’esperimento si terrà comunque, tenendo fede alla parola data. Fatto notare questo aggiornamento, giovedì 6 ottobre a Bologna, si è tenuto il test di uno dei moduli che andrà a costituire l’impianto da 1 MW di cui sopra, al fine di valutare il rendimento del modulo stesso.

Contrariamente a quanto è avvenuto nei test precedenti, in questo caso è stata apportata una modifica alla fase di misurazione dell’energia in output. Come già presentato, l’E-Cat è un dispositivo in grado, dato un flusso d’acqua iniettato mediante una pompa peristaltica, di generare in uscita del vapore acqueo riscaldando l’acqua in ingresso a seguito di una reazione nucleare a bassa energia che coinvolge nichel e idrogeno. L’input di un heat exchanger è rappresentato dal vapore prodotto dall’E-Cat il quale, cedendo calore fino alla condensazione (passaggio dallo stato gassoso allo stato liquido), riscalda l’acqua presente in una conduttura adiacente. Conoscendo la differenza di temperatura dei due flussi (vapore condensato e acqua in uscita del circuito), si calcola l’energia associata all’output, ricordando che essa sarà uguale al prodotto della massa di un flusso moltiplicata il calore specifico moltiplicato la differenza di temperatura. La potenza ottenuta (energia per unità di tempo), come riporta il report a fondo pagina, è pari a circa 3 KW, calcolo al netto della potenza necessaria impiegata per il funzionamento di tutto in dispositivo. Il motivo di un approccio del genere va ricercato all’interno del fatto che la qualità del vapore può effettivamente incidere sulle misurazioni dell’esperimento. Seguendo invece appena detto, si prescinde da parametri riferiti direttamente al vapore.

Sempre nello stesso esperimento si è potuto osservare come il problema dell’autosostentamento sia stato risolto. Come si può leggere nel report succitato, il dispositvo ha funzionato in self suistained mode per quattro ore, non mostrando cali di prestazioni. Al termine dell’esperimento, infine, dopo aver permesso il rallentamento del vapore prodotto tramite l’aumento dell’acqua della pompa e il decremento della quantità di idrogeno pressurizzato, si sono potuti osservare i tre reattori all’interno dell’E-Cat e verificare, come affermato da Rossi, che solo uno di essi fosse effettivamente funzionante.

In attesa del verificarsi dell’esperimento di cui all’inizio che dovrebbe avvenire a fine ottobre, non possiamo che essere soddisfatti anche di questo piccolo passo in avanti. Qui il report, di cui sopra.

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