La momentanea morte della democrazia

Pubblicato: 13 novembre 2011 in Attualità, Riflessioni personali
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Le grida, le monetine l’ansia e la gioia facevano da sfondo al momento che in tanti aspettavano: le dimissioni di un premier, Silvio Berlusconi, incapace di governare in un momento critico come l’attuale in cui la democrazia dei popoli ha ceduto il suo passo alla finanzia internazionale.

Chi ha sostenuto a gran voce l’abuso nei confronti della democrazia greca nel momento in cui Papandreou ha indicato la volontà di un referendum, scontrandosi e arrendendosi alle reticenze di Francia e Germania, tace ora. Al contrario, esulta un governo che si appresta a fare quelle riforme che un’intera classe politica non ha saputo realizzare.
Esulta perché c’è l’evidente punto di discontinuità con il governo appena passato: Berlusconi non sarà più il Presidente del Consiglio e i Ministri saranno naturalmente differenti.
Ma quest’interruzione imposta dall’alto, benedetta dall’America di Barack Obama, voluta dai mercati e dalla Comunità Europea in primis, è la conferma di quanto detto all’inizio.
Ulteriore prova della tesi iniziale, quanto successo ieri nell’Italia intera. I maggiori social networks del Paese sembravano addobbati a festa: commenti che esprimevano una soddisfazione senza eguali; foto ritraenti il tricolore italiano; auguri per il nuovo governo. Pazienza se nei giorni precedenti, nessun commento sullo spread, su un’Italia in balia dei mercati, su una politica lontana dal suo originale obiettivo, motivati da razionali opinioni.

Il governo che inizia segna la fine del governo Berlusconi IV, ma non quella del berlusconismo, cultura ormai radicata nell’attuale società, difficile da estirpare se non mediante una “riforma epocale” dell’educazione impartita alle giovani generazioni, in grado di assicurare che valori come la giustizia e il senso civico non siano pure fantasia di letterati di accademici, quanto le necessarie caratteristiche per trasformare il Paese in qualcosa di migliore.
Sarebbe stato quindi molto più bello se ieri non si fosse gridato la propria indignazione contro un singolo uomo che da solo, non ha mai potuto fare troppo; piuttosto contro un intero sistema, artefice del disastro italiano, responsabile della disfatta di un Paese che è stato un faro anche nei momenti più bui che la storia chi ha riservato.

Quest’ultima sarebbe stata “democrazia”: la richiesta di un rinnovamento dell’intera classe politica.
Per dovere di cronaca, l’unica speranza che potrebbe, per certi versi, lenire il difficile frangente storico, è solo la modifica alla legge elettorale, immaginando di poter contare su un Parlamento che per una volta, rappresenti la vera anima democratica di questo Paese.
Perché se è vero che la democrazia è morta, non è detto non risorga. Vincente come non mai.

 

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