L’incidente di Fukushima non ha ancora una fine

Pubblicato: 2 dicembre 2011 in Articoli Ventonuovo.eu

A marzo di quest’anno, il Giappone fu colpito da un terremoto particolarmente intenso a cui è seguito uno tsunami di altrettanto grande impatto che mise in ginocchio l’intero impianto nucleare di Fukushima: l’acqua bagnò i  generatori di riserva e l’alimentazione per l’impianto di raffreddamento saltò. La temperatura nelle unità in cui giacevano i noccioli crebbe e seguirono le prime esplosioni che però non danneggiarono alcun nocciolo, se non i rivestimenti esterni.
Si pensò allora di pompare dell’acqua marina in grado di raffreddare l’impianto ma questo condusse ad una crescita dell’idrogeno nelle unità che condusse a nuove esplosioni. Con il tempo, però, la situazione si è assestata e di esplosioni non se ne sono più verificate. Di contro una falla permise all’acqua radioattiva di venire a contatto con il mare ed una parziale fusione del nocciolo fu dichiarata, rientrando nel brevissimo termine. Breve riepilogo esaurito, veniamo alle news.

L’IAEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) rilascia periodicamente un report per ragguagliare l’opinione pubblica circa lo status dell’impianto di Fukushima, partendo dalle informazioni fornitele dalla TEPCO (l’azienda che si occupa della gestione dell’intero impianto). Pertanto, grazie ad essi  è possibile conoscere i recenti sviluppi della situazione.
Primo di tutti, un incidente alle Unità 1 e 3, avvenuto il 30 novembre di cui però non si hanno informazioni precise perché le analisi sono in corso, anche se la TEPCO ha riferito che il problema potrebbe essere dovuto alla presenza di combustile fuso depositato sulla base del guscio che racchiude il nocciolo stesso.
L’Unità 2 necessita invece di grandi quantità di acqua per essere raffreddata e si suppone una probabile falla nel guscio che racchiude quello a diretto contatto con il nocciolo; nel frattempo l’azoto è continuamente pompato all’interno della stessa al fine di ridurre la presenza di idrogeno per prevenire esplosioni.
I lavoratori sono impegnati invece nella messa in sicurezza dell’impianto: si sta procedendo infatti al cold shutdown. Da un lato l’abbassamento della temperatura dell’acqua sotto i 100 gradi, permettendo che la pressione nei due gusci di cui sopra sia pari ad 1 atmosfera; dall’altro controllando la fuoriuscita del materiale radioattivo dal primo guscio di contenimento, monitorando la quantità delle radiazioni legate all’operazione.  Tutto questo, nelle Unità 1, 2 e 3.
Per quanto concerne i livelli di radioattività riscontrati, su 8522 campioni raccolti in diversi punti del Paese lo Iodio 131, il Cesio 137/134 sono inesistenti o al di sotto della soglia massima.
In alti 33 campioni, tracce di questi elementi sono state riscontrate, sebbene il Ministero della Salute, Lavoro e Welfare giapponese non lanci segnali di allarme.
Indubbio che la situazione si evolverà ancora. Restate aggiornati.

Per visionare l’intero report, qui.

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