Il male minore di oggi, il maggiore di domani

Pubblicato: 3 dicembre 2011 in Attualità, Riflessioni personali
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Le elezioni italiane del 1976 risultarono essere quelle in cui la DC prese meno voti nuovi rispetto ai corrispettivi del PCI e furono segnati da una frase che rimarrà, credo, negli Annales: “Mi turo il naso e voto DC”.
Fu Indro Montanelli a pronunciare questa frase. Uomo di destra, ex fascista, redentosi per la strada che il movimento mussoliniano stava intraprendendo, espluso dallo stesso partito, relegato a seguire le crisi di guerra nei Paesi per definizione comunisti, tornato in Italia con un’esperienza da non eguali. Il significato della frase che denunciava la sua non volontà di votare il Partito Comunista, rappresentava l’imbarazzo terribile di dover votare un partito il cui prossimo Presidente del Consiglio sarebbe stato Giulio Andreotti. Che di lì a poco avrebbe assunto un ruolo fondamentale nel sequestro Moro.
Ma quelli erano altri tempi. La gente si avvicinava solo da poco tempo alle elezioni essendo la Repubblica giovanissima; per la prima volta fu concessa la possibilità ai diciottenni di votare e di esprimere il proprio parere. Si veniva fuori da anni di un governo di Democrazia Cristiana, poco incline alla trattativa con il PCI, chiuso quasi in sè stesso, a quelli della guerra fredda. Nei quali era necessario che qualcuno di forte prendesse il potere nello Stato. Con il pericolo che l’Italia si trasformasse nella nuova Unione Sovietica, più moderna certo, ma con le stesse idee alla base, Montanelli propose di votare la Dc, sebbene tutto.
Ma, ripeto erano altri tempi.

Arriviamo ai giorni nostri. Questa breve introduzione solo per comprendere meglio quanto sto per scrivere da qui in poi.
Possiamo ancora dopo 60 anni di Repubblica fare lo stesso ragionamento di Montanelli? Possiamo preferire tra due mali i cosiddetto “male minore”? Badate bene che quello che consideriamo “minore” oggi, sarà “maggiore” domani, nel quale saremo chiamati a scegliere secondo questa logica quello che ieri non avremmo mai scelto.
Ogni riferimento a Vendola è puramente voluto.
Scomparso e latitante dalla bella Puglia, più impegnato in incontri nazionali per appoggiare quello o quell’altro.
Qualche tempo fa, molto anzi, denunciavo questa sua latitanza. Nessuno si lamenta, nemmeno i vendoliani più convinti, più sani e più incazzati con il resto della combriccola politica pugliese.

Affermerebbe nuovamente la stessa cosa Montanelli?

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