Partiti allo sbando: ecco la ricetta da attuare

Pubblicato: 17 aprile 2012 in Attualità, Riflessioni personali
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L’istinto di autoconservazione è la formidabile peculiarità degli esseri viventi. E delle associazioni che essi costituiscono. Ne abbiamo avuto recente dimostrazione nelle faccende che riguardano la nostra classe politica e nella fattispecie i partiti italiani, al minimo delle fiducia nell’intera storia della Repubblica.
E tutti, evidentemente colpiti dalla mannaia del popolo sovrano che non usa certo mezzi termini per descriverne l’inefficienza e la grande lontananza dai bisogni del popolo, si stringono assieme contro il Movimento di Grillo.
La maggioranza dei politicanti, leaders e non, all’unisono denunciano il qualunquismo,  la demagogia e il populismo del comico genovese, reo di aver conquistato quei voti che specialmente in questo frangente storico sono andati perduti dai partiti.
Voti sfociati, secondo sconforto e delusione, nell’unico movimento capace di criticare tutto e tutti, proporre idee sconosciute ai politici con l’etichetta, esprimere dissenso a suon di “bischerate” simpatiche.
Quale il sunto dunque? La crisi della politica è evidente. E si conferma nell’idea dell’essere solidali contro una sola persona, sottoponendo la stessa ad una sorta di “campagna mediatica”. Ma il punto sul quale  Grillo conta è proprio questo: si parli di lui, lo si descriva con quel fior fiore di espressioni degne dei migliori regimi. Lui vincerà, avrà qualche posticino in Parlamento, farà sentire la propria voce ancora più stridula, darà una scossetta all’antipolitica militante e alla politica “quaquaraqua”.
Di contro, suggerisco ai partiti tutti il silenzio tombale, accompagnato da un sano esame di coscienza e l’incontro attorno ad un tavolino per la proposizione di nuove idee che rinfiammino nei cuori stanchi di tanti elettori, la voglia di credere ancora nei partiti e rievochino i grandi statisti che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra italiano.

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