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Cassandra

Pubblicato: 2 aprile 2013 in Uncategorized
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Cassandra

Pubblicato: 2 aprile 2013 in Uncategorized

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La pirateria non danneggia la musica – Corriere della SeraChe cerca di capovolgere la prospettiva con cui di solito si affronta la questione del rapporto tra la pirateria e le vendite di musica, gettando benzina sul fuoco su un dibattito gimolto acceso e riassumibile in due domande: quanto influisce il …logovideoandriacom.png

Al di là di chi vincerà le elezioni in Sicilia, il dato dell’astensionismo è allarmante. 
Esso denota la totale sfiducia che i cittadini hanno nei partiti politici che, nonostante siano legittimati dalla Costituzione, non riescono più a rappresentare il popolo perchè formati da persone inefficienti che della politica hanno fatto senza successo il loro mestiere. 
L’ora è giunta. Se il 50% della gente non vota, a prescindere dal vincitore, la politica tutta dovrà fare un passo indietro, azzerarsi e provare a rinascere migliore di prima perchè una situazione del genere è obiettivamente inaccettabile. La democrazia è ormai minata alle fondamenta e non c’è modo di uscirne visti tutti i tentativi che si sono fatti nel frattempo. 
Saranno inutili dichiarazioni di sorta, ammissioni di colpa o paternali patetiche. Il guaio è fatto e sarebbe bello se per una volta sola, come avveniva forse solo per i grandi statisti, i grandi dei partiti si ritirassero in esilio e riflettessero su come hanno conciato la Patria di Roma, quella che per prima buttò le basi della civiltà. 
E se la lezione dell’astensionismo non dovesse bastare, che vinca pure il Movimento di Grillo. Chissà se almeno questa volta l’esilio sarà l’unica strada possibile. 

C’è un aspetto vigente dalla seconda repubblica (derivante dalla prima) che caratterizza la politica italiana che desta stupore, ma non troppo. La classe politica/dirigente sembra reticente a considerare come inaccettabile la netta separazione che sussiste tra profilo penale e profilo morale.
Molti ne hanno già discusso, mille ne hanno analizzato in maniera decisamente più dettagliata gli aspetti più reconditi della questione, ma i più sono assolutamente ignoranti a proposito e reputano le due questioni assimilabili ad un unico concetto.
E proviamo a dare una definizione più o meno pratica, vista la mia ignoranza in materia di scienze politiche.
Per “profilo penale” si intende quel profilo determinato dai reati penali imputati ad uno, sfociabili o meno in un procedimento penale che si concluda con un’assoluzione, prescrizione o condanna. Anche l’essere semplicemente indagato, dunque, rappresenta un ottimo motivo per avere il proprio profilo penale compromesso.
Dall’altro lato per “profilo morale” si intende quel profilo determinato non dai reati, ma da una serie di comportamenti moralmente discutibili (e non semplicemente inaccettabili) che non si addicono ad un personaggio delle vita pubblica perchè lo rendono anche solo potenzialmente, ricattabile.
La differenza è dunque netta e può dunque esistere la compromissione dell’uno o dell’altro profilo.

Ma la conseguenza è unica: le dimissioni.
Perchè, al fine di mantenere una determinata credibilità agli occhi di qualsiasi cittadino (anche europeo), ciascun politico ha il dovere di mantenere una certa integrità morale e penale, per proseguire nel suo incarico pubblicamente assegnatogli nel migliore dei modi.
Dell’Italia invece, vista solo la quantità dei Presidenti di Regione indagati in affari poco puliti, sembra che se ne voglia fare la patria della governabilità a vita, dell’indecenza politica, dello spudorato dover sempre governare. Basterebbe dunque essere stati legalmente eletti.

E mi permetto un azzardo: tale cultura nasce evidentemente da un disinteresse totale nei confronti della vera politica; dall’ignoranza della nostra classe dirigente davanti ai nomi di coloro che la politica l’avevano nel sangue. D’altra parte, in alcun discorso o comizio, nessuno cita i grandi pensatori politici della storia, segno che non ci si riconosce o non ci si sente simili. E questo è un male.

PS: C’è chi addirittura suggerisce di fare un distinguo tra i reati per i quali un uomo pubblico è indagato.
Esisterebbe dunque una gerarchia che mette chissà cosa al primo posto. E all’ultimo non si sa cos’altro.
Peccare contro la legge prevede una punizione differente in quanto ad ammenda o reclusione. Ma è chiaro che si tratta sempre di reati. A cui devono seguire immediatamente le dimissioni.
Del resto, anche non essendo uomo pubblico si può pagare un avvocato per difendersi nell’eventuale processo.

La Grecia, per antonomasia la culla della politica, ha ceduto il passo nuovamente ad un governo non eletto dal popolo.
Riassumiamo. Alla fine del 2009, il culmine della crisi europea, il debito pubblico greco inizia a salire vertiginosamente; lo spread aumenta, la fiducia degli investitori diminuisce.
Facendo parte dell’Unione Europea, l’Europa tutta non resta con le mani in mano. Inizia a pensare ad un prestito prima ed un successivo poi, a patto che il governo ellenico di turno affronti una serie di riforme necessarie ad abbassare il debito pubblico.
Il primo prestito fu erogato non senza polemiche. Il secondo, rattificato dalla Troika (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Unione Europea) a febbraio del corrente anno, ha messo in ginocchio l’intera popolazione che, contro le misure di austerità chieste dall’Europa, ha deciso di protestare e di gridare a gran voce contro una crisi causata dai brogli nei conti pubblici.
Il tutto, per evitare la bancarotta e il fallimento che tutti temono.
L’essere inseriti in una comunità, ha evidentemente i suoi pregi anche in virtù della massima “mal comune, mezzo gaudio”. Ma l’effetto domino potenziale che può ancora verificarsi, minaccia tutta la zona Euro, ben sapendo che nessun Paese sarebbe risparmiato qualora il default greco divenisse triste realtà. Certo, i Paesi colpiti non reagirebbero tutti allo stesso modo.

La Spagna in primis, la più danneggiata ma l’Italia non se la passerebbe molto meglio.

Affrontata la cronistoria da un punto di vista “economico”, passiamo a quello politico.
Alla fine del 2009, una previsione è già possibile e Papandreou, Primo Ministro appena eletto, afferma che il rischio di bancarotta non è così lontano. Infatti, i primi aiuti arriveranno di lì a poco, a scongiurare il pericolo imminente, ma non senza polemiche. Ricordiamo infatti il tentativo di indire un referendum per chiedere ai cittadini se le misure d’austerità imposte valessero gli aiuti prossimi. Referendum che mai si fece, in quanto il 5 novembre del 2011, tali misure passarono in Parlamento.
Qualche giorno dopo, le dimissioni di Papandreou e l’insediamento del governo tecnico di Papademos, chiamato come Monti a proporre e far approvare riforme economiche, al fine di ottenere l’aiuto della Troika.
Poco dura il governo tecnico perchè ad aprile 2012 nuove elezioni sono indette. Nessuna coalizione di maggioranza disponibile a formare un nuovo governo, a causa della dissidente posizione della sinistra radicale circa la permanenza della Grecia nella Zona Euro la quale, raccogliendo il malcontento della popolazione, avrebbe buone chances di aumentare il suo bacino elettorale.
Quello che è avvenuto in questi giorni è noto: il Presidente ha tentato in tutti i modi di raggiungere un compromesso sui numeri per un governo, ma tale obiettivo non è stato raggiunto e nuove elezioni politiche sono necessarie.
Sino a quel giorno (il 17 giugno) un nuovo governo ad interim è stato nominato proprio ieri. Il suo Primo Ministro è Pikrammenos, Presidente del Consiglio di Stato.

Concludiamo con quanto detto al principio: un’altra volta la democrazia ha ceduto il passo ad un governo provvisorio, con la speranza che le imminenti elezioni possano rappresentare l’inizio di una fase risolutiva della crisi greca, prima che la bancarotta consegni il Paese ellenico ad un travaglio terribile, ben più grave di quello argentino.
Un travaglio che, ripetiamo, metterà in difficoltà anche i Paesi della Zona Euro anche nel caso in cui il governo greco decidesse di abbandonare la moneta unica tornando alla supersvalutata drachma.

Pura demagogia il ripetere che i partiti non debbono beccarsi il becco di un quattrino pubblico. 
Essi, Costituzione alla mano, rappresentano il popolo. Si impegnano a rappresentarlo in Parlamento e per attuare tale compito usano del denaro che non può evidentemente essere lo stesso che ciascuno dei componenti del partito percepisce.
C’è bisogno di altro denaro, per coprire le spese per partito, le traferte, le campagne, le manifestazioni di chi ha il dovere di rappresentare il popolo.
Tale costo deve obbligatoriamente gravare sui cittadini che supportano i partiti stessi attraverso lo Stato.

Il corto circuito terribile nasce nel momento in cui la mente malata dei politicanti italiani ha deciso di beccardi 4.5 volte in più del denaro che effettivamente il proprio partito spende.
Questo si che è completamente ingiusto. Ogni altro aggettivo sarebbe superfluo.

Ma così, giusto qualche provocazione: con la fiducia ai partiti attorno al 5% (evidentemente si contano solo i familiari/amici intimi dei politici) quanti di noi darebbe anche un solo euro per un partito?
Probabilmente qualcosa in più del 5%, certo, ma mai abbastanza da poter campare.
E allora? Cederemo il passo alla demagogia e al qualunquismo permettendo ai magnati di investirci per trarre profitto? Che fine farebbe dunque la democrazia?

Nell’editoriale di oggi Sallusti parla di “manovra da Equitalia”, più che equa.
Come dargli torto. Arriva la nuova ICI, chiamata IMU sulla quale i comuni potranno giocare al rialzo. Aumento dell’IVA da settembre 2012. Sistema contribuitivo per tutti.
Una serie di tasse rese necessarie dalla paradossale situazione in cui giace l’Italia: una situazione di dissesto economico senza precedenti il cui debito pubblico si aggira attorno ai 1900 miliardi di euro, dove l’evasione fiscale, la criminalità organizzata e la corruzione fanno il resto per affondare ancora di più il Belpaese.
Si poteva fare di più, però. Anzitutto i tagli ai costi della politica, perchè rinunciare a due dei tre stipendi per quel che concerne Monti non è sufficiente.
Poi, abbassando ancora la tracciabilità.
Indicazioni per la crescita ci sono però: defiscalizzazioni dell’IRAP per chi reinveste il capitale in azienda, superbollo sui beni di lusso (ma non chiamatela patrimoniale), tassa dell’1,5% sui capitali scudati, Consigli provinciali di 10 membri senza giunta, creazione di un fondo di garanzia per le microimprese.

Dati tecnici a parte, eravamo abituati ad ascoltare gioiose conferenze stampa in cui un anziano piuttosto inetto al ruolo assegnatogli divertiva i presenti in sala con banalissime barzellette. Ieri abbiamo visto un Ministro commuoversi, perchè i sacrifici richiesti fanno davvero male all’Italia, sebbene siano necessari.
Eravamo abituati a sentirci dire che la crisi era alle spalle, solo qualche mese dopo il crollo della Lehman Brothers e abbiamo visto nascere tre manovre nel giro di troppo poco tempo perchè non sufficienti. Ieri abbiamo visto un Presidente del Consiglio che ha denunciato ha parlato ad un’Italia adulta, non raccontando frottole.
Eravamo abituati ad essere derisi dai giornali internazionali che prendevano per i fondelli un’Italia rassegnata al Bunga Bunga, tollereante ai comportamenti di Berlusconi, inetta ad attuare una sana rivoluzione. Oggi vediamo i titoli della stampa estera che esaltano la manovra, giudicandola adatta al momento storico, da cui traspare un lieve incremento di stima nei nostri confronti.
Il paragone, dunque, è d’obbligo.

Al netto di tutto quindi, il commento di Sallusti è solo riferito ai dati tecnici. Ma quanto scritto negli ultimi tre paragrafi, non rappresenta un ddettaglio.

Un ultimo commento a Scalfarotto, il vice del PD. Il quale su Twitter ieri scriveva che assieme tutti i politici avrebbero dovuto meditare 5 minuti sul perchè tali riforme non sono mai state presentate. A lui rispondo, come già fatto ieri, che qualche minuto non è sufficiente. Men che meno avendo la portona comoda di Montecitorio.

 

Abbiamo scoperto che la matematica è evidentemente differente da quella che abbiamo appreso a scuola.
Ce lo ha spiegato con un azzeccatissimo esempio Nunzia di Girolamo, parlamentare Pdl, avvocato e amante di una matematica che a noi comuni mortali non è dato comprendere.
A Piazzapulita di Formigli infatti, nel primo servizio, stupisce gli ascoltatori che attoniti si sono sentiti dire che la maggioranza era si di 308 parlamentari, però due assenti: un in carcere e l’altro malato.
Beh, se domandate alla Di Girolamo quale sarebbe stata la somma i cui addendi sono rispettivamente “308” e “2”, vi verrebbe risposto “319”, come è avvenuto nel suddetto servizio.

Una nuova era della matematica è iniziata. Un po’ come quando Castelli, ingegnere, divenne Ministro della Giustizia.