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Al di là di chi vincerà le elezioni in Sicilia, il dato dell’astensionismo è allarmante. 
Esso denota la totale sfiducia che i cittadini hanno nei partiti politici che, nonostante siano legittimati dalla Costituzione, non riescono più a rappresentare il popolo perchè formati da persone inefficienti che della politica hanno fatto senza successo il loro mestiere. 
L’ora è giunta. Se il 50% della gente non vota, a prescindere dal vincitore, la politica tutta dovrà fare un passo indietro, azzerarsi e provare a rinascere migliore di prima perchè una situazione del genere è obiettivamente inaccettabile. La democrazia è ormai minata alle fondamenta e non c’è modo di uscirne visti tutti i tentativi che si sono fatti nel frattempo. 
Saranno inutili dichiarazioni di sorta, ammissioni di colpa o paternali patetiche. Il guaio è fatto e sarebbe bello se per una volta sola, come avveniva forse solo per i grandi statisti, i grandi dei partiti si ritirassero in esilio e riflettessero su come hanno conciato la Patria di Roma, quella che per prima buttò le basi della civiltà. 
E se la lezione dell’astensionismo non dovesse bastare, che vinca pure il Movimento di Grillo. Chissà se almeno questa volta l’esilio sarà l’unica strada possibile. 

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Facebook e Twitter, per tutta la giornata di ieri trasudavano gioia. La vittoria di Pisapia a Milano e quella di De Magistris a Napoli, sono state considerate le condizioni necessarie per dichiarare l’inizio di una nuova guerra: quella dell’Italia migliore che libererà Napoli dalla monnezza e allargherà Milano ai musulmani.
Le promesse elettorali si sono rivelate, come ci si aspettava, grandiose e solenni. Resta solo da capire quante di queste troveranno effettivo riscontro ora che questa nuova politica si affaccia nei due comuni dopo la sonora batosta al movimento del Capo che, poveretto, sembra destinato alla fine qualora non dia un taglio netto al suo partito e al suo governo.
Dicevamo della nuova politica.
Pisapia, a detta di molti, rappresenterebbe questa fantomatica nuova politica. Il motivo va ricercato nel fatto che il candidato di Sel il sindaco non l’ha mai fatto e dopo diciotto anni di governo del centrodestra in quel di Milano si spera che uno come il futuro sindaco renda concreta la speranza di cambiamento che tanto si respira nell’aria. La piazza gremita di ieri sera esprime la felicità e la gioia di un uomo che arriva al governo della città, staccando con un buon numero la sfidante Moratti. Che, a conti fatti, dovrebbe appartenere alla vecchia politica.

Ora, io che politologo non mi considero, mi chiedo quale sia la differenza tra uno come Pisapia e una come la Moratti. E provo a rispondermi: le promesse e i comportamenti. Uno promette un progetto interculturale quasi rivoluzionario, l’altra regala ecopass. Uno politicamente corretto, l’altra che non ha rinunciato ai colpi bassi subdoli. Può chiudersi in questo il confronto tra vecchio e nuovo?
L’ho scritto più di una volta: gli italiani hanno memoria cortissima. Di Pisapia quasi nessuno ricorda il periodo in cui fu considerato papabile al Ministero della Giustizia dello scorso governo Prodi. Tale Giuliano era quello che credeva che la giustizia non andasse riformata radicalmente e che il decreto di Castelli circa la questione intercettazioni (poi portato avanti da Mastella) poteva essere considerato valido a patto di qualche piccolo ritocco. Identico discorso per le leggi ad personam che, se fossero state abrogate, avrebbero creato un vulnus. Una leggera modifica era quella che ci voleva. Posizioni convergenti circa l’indulto del 2006 e la separazione delle carriere, ulteriori fatti da ricordare.
De Magistris, leggermente diverso. Breve periodo in Europarlamento, ex pm, ora fuori dalla magistratura, eletto sindaco in quanto persona diversa da un Pd che ha consegnato Napoli e Campania al disastro economico  e diverso da Lettieri sponsorizzato nientepopòdimeno che da Cosentino (ve lo ricordate il mitico Nick, o avete dimenticato anche lui?).

Alla luce di questo input, quanto è nuovo Pisapia? E quanto De Magistris?
Ultimo spunto: dopo questo post leggete l’ultimo sul blog di Grillo. Probabilmente non ha tutti i torti.