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Al di là di chi vincerà le elezioni in Sicilia, il dato dell’astensionismo è allarmante. 
Esso denota la totale sfiducia che i cittadini hanno nei partiti politici che, nonostante siano legittimati dalla Costituzione, non riescono più a rappresentare il popolo perchè formati da persone inefficienti che della politica hanno fatto senza successo il loro mestiere. 
L’ora è giunta. Se il 50% della gente non vota, a prescindere dal vincitore, la politica tutta dovrà fare un passo indietro, azzerarsi e provare a rinascere migliore di prima perchè una situazione del genere è obiettivamente inaccettabile. La democrazia è ormai minata alle fondamenta e non c’è modo di uscirne visti tutti i tentativi che si sono fatti nel frattempo. 
Saranno inutili dichiarazioni di sorta, ammissioni di colpa o paternali patetiche. Il guaio è fatto e sarebbe bello se per una volta sola, come avveniva forse solo per i grandi statisti, i grandi dei partiti si ritirassero in esilio e riflettessero su come hanno conciato la Patria di Roma, quella che per prima buttò le basi della civiltà. 
E se la lezione dell’astensionismo non dovesse bastare, che vinca pure il Movimento di Grillo. Chissà se almeno questa volta l’esilio sarà l’unica strada possibile. 

L’istinto di autoconservazione è la formidabile peculiarità degli esseri viventi. E delle associazioni che essi costituiscono. Ne abbiamo avuto recente dimostrazione nelle faccende che riguardano la nostra classe politica e nella fattispecie i partiti italiani, al minimo delle fiducia nell’intera storia della Repubblica.
E tutti, evidentemente colpiti dalla mannaia del popolo sovrano che non usa certo mezzi termini per descriverne l’inefficienza e la grande lontananza dai bisogni del popolo, si stringono assieme contro il Movimento di Grillo.
La maggioranza dei politicanti, leaders e non, all’unisono denunciano il qualunquismo,  la demagogia e il populismo del comico genovese, reo di aver conquistato quei voti che specialmente in questo frangente storico sono andati perduti dai partiti.
Voti sfociati, secondo sconforto e delusione, nell’unico movimento capace di criticare tutto e tutti, proporre idee sconosciute ai politici con l’etichetta, esprimere dissenso a suon di “bischerate” simpatiche.
Quale il sunto dunque? La crisi della politica è evidente. E si conferma nell’idea dell’essere solidali contro una sola persona, sottoponendo la stessa ad una sorta di “campagna mediatica”. Ma il punto sul quale  Grillo conta è proprio questo: si parli di lui, lo si descriva con quel fior fiore di espressioni degne dei migliori regimi. Lui vincerà, avrà qualche posticino in Parlamento, farà sentire la propria voce ancora più stridula, darà una scossetta all’antipolitica militante e alla politica “quaquaraqua”.
Di contro, suggerisco ai partiti tutti il silenzio tombale, accompagnato da un sano esame di coscienza e l’incontro attorno ad un tavolino per la proposizione di nuove idee che rinfiammino nei cuori stanchi di tanti elettori, la voglia di credere ancora nei partiti e rievochino i grandi statisti che hanno caratterizzato il secondo dopoguerra italiano.

Pura demagogia il ripetere che i partiti non debbono beccarsi il becco di un quattrino pubblico. 
Essi, Costituzione alla mano, rappresentano il popolo. Si impegnano a rappresentarlo in Parlamento e per attuare tale compito usano del denaro che non può evidentemente essere lo stesso che ciascuno dei componenti del partito percepisce.
C’è bisogno di altro denaro, per coprire le spese per partito, le traferte, le campagne, le manifestazioni di chi ha il dovere di rappresentare il popolo.
Tale costo deve obbligatoriamente gravare sui cittadini che supportano i partiti stessi attraverso lo Stato.

Il corto circuito terribile nasce nel momento in cui la mente malata dei politicanti italiani ha deciso di beccardi 4.5 volte in più del denaro che effettivamente il proprio partito spende.
Questo si che è completamente ingiusto. Ogni altro aggettivo sarebbe superfluo.

Ma così, giusto qualche provocazione: con la fiducia ai partiti attorno al 5% (evidentemente si contano solo i familiari/amici intimi dei politici) quanti di noi darebbe anche un solo euro per un partito?
Probabilmente qualcosa in più del 5%, certo, ma mai abbastanza da poter campare.
E allora? Cederemo il passo alla demagogia e al qualunquismo permettendo ai magnati di investirci per trarre profitto? Che fine farebbe dunque la democrazia?