Il triste caso di Di Pietro

Pubblicato: 4 gennaio 2010 in Riflessioni personali

La disinformazione dovuta ad uno scarso quanto inefficace interesse per la verità dilaga. Le accuse sono quasi all’ordine del giorno, i commenti non sono frutto di analisi, ma quasi un banale copia-incolla di opinioni altrui, i quali, a loro volta, hanno qualche informazione maggiore su un determinato sondaggio. E allora, i bersagli, diventano, paradossalmente, coloro i quali iniziano a raccontare determinate verità, a sfatare miti e leggende, costruite ad hoc per “killare mediaticamente qualcuno”. Caso lampante, Di Pietro.

Il motivo per il quale Di Pietro è il caso lampante non mi sembra particolarmente complicato. Ex magistrato, punto fermo in “Mani Pulite”, è sicuramente uno che dava del filo da torcere. E come avviene in Italia, quando un personaggio qualsiasi, appartenente al qualsiasi potere, inizia a far uscire verità scottanti su elementi che in gergo rappresentano “La Casta”, è da far fuori, o da infangare se si vuole un trattamento più soft. Ultimi esempi?! De Magistris, a cui recentemente Mastella ha chiesto un risarcimento di 10 mln (De Magistris ha indagato, poi tutto è stato archiviato da un altro ma il fatto sussiste, cioè Mastella parlava con tali Saladino e Bisignami), e la Forleo, la quale ha vinto un ricorso al Tar del Lazio riguardo qualche parlamentare di sinistra del calibro di Latorre, riguardo le famose “scalate bancarie”. Per non dimenticare poi, la famosa legge anti-Caselli, che invito tutti a conoscere. Berlusconiani poco informati soprattutto.

Ma Di Pietro dava fastidio anche prima, quando, appunto, era magistrato. Molti ricordano infatti i processi a Brescia del magistrato. Pochi ricordano davvero i dettagli. E allora, è giusto rinfrescare la memoria. Un certo Gorrini, assicuratore sotto processo per bancarotta e reati finanziari, aveva dei grossi debiti e come molti si recò dalla famiglia Berlusconi, in particolare da Paolo, fratello di Silvio, poco prima dell’invito a comparire per alcune tangenti per Silvio, mentre il fratello era già sotto inchiesta. A Paolo, Gorrini inizia a raccontare due fatti: un suo compagno, tale Rocca, aveva fatto un prestito a Di Pietro di 100 milioni affinchè quest’ultimo comprasse una casa al figlio; sempre lo stesso Rocca aveva prestato a Di Pietro una macchina di quelle che teneva nel garage delle assicurazioni. Fu un prestito, perchè fu stabilito dalla Procura, ma inizialmente Gorrini, per opera di Rocca credeva di sistemare al meglio i sui processi, mediante l’intercessione di Di Pietro.

Allora Paolo manda Gorrini da Previti. Gorrini, cioè, viene considerato un vero e proprio dossier. Previti, ministro della Difesa per volere di Scalfaro, era in effetti abbastanza esperto di Giustizia e ne esercitava influenza. Biondi, ministro della Giustizia, un pò come per De Magistris e Mastella, manda gli ispettori. I quali all’inizio lavorano all’insaputa di Di Pietro sulle informazioni contenute nel dossier Gorrini. Si apre un’inchiesta, un processo e si stabilisce alla fine che in effetti era tutto un prestito, che Rocca e non Gorrini avesse effettivamente prestato del denaro al magistrato e che non c’era concussione nè estorsione nè altro tipo di reato per Di Pietro. Semplicemente Gorrini aveva detto il falso a Previti.

Vista poi la forza e la determinazione di Di Pietro, Berlusconi premier, alla vittoria delle sue prime elezioni, pensò bene di voler prendere Di Pietro con sè. E anche Davigo. Ma entrambi rifiutarono palesemente la proposta. Sarebbero divenuti ministri proprio nel governo di colui che stavano per accusare in tribunale.
Tuttavia, nonostante pressioni di altri validi magistrati, alla fine Di Pietro si candidò in politica alla fine del processo Enimont e poi, più o meno, la sua storia la conosciamo tutti.

Due riflessioni, che sfuggono a molti. Si continua a parlare di 300 milioni di prestito. Ma si ignora che la procura confermò il prestito dei 100 mln. All’epoca dei fatti, non si sapeva ancora la verità su Previti. Solo un anno dopo, grazie alle dichiarazioni di Stefania Ariosto, sapremo che Previti corruppe, grazie ad un enorme fondo nero e all’aiuto di Pacifico e Acampora, il giudice Metta per una sentenza a favore. La figura di Previti, alla luce di quanto detto, risulta quindi molto più significativa.

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commenti
  1. spazioalmaso ha detto:

    Sicuramente chi va a toccare certi tasti da fastidio a coloro che quei tasti non vogliono che vengano toccati. Sicuramente Di Pietro è uno di questi, anche se poi criticando la casta si dimentica di farne parte. Ora che è indagato per vilipendio al Capo dello Stato staremo a vedere in caso di condanna se uscirà dal Parlamento. magari non lo condanneranno nemmeno, chissà….Ad ogni modo il motivo per cui volevo lasciare un commento era un altro: De Magistris. Tale ex magistrato è stato fatto, ingiustamente santo, nonostante abbia commesso un errore grave e grossolano: ha indagato su un ministro senza chiederne l’autorizzazione. Si tratta di una norma costituzionale di diritto pubblico che è difficile che i magistrati dimentichino. E il fatto che De Magistris lo abbia fatto…permettimi, ma non gli rende affatto onore, perché se vi sono delle leggi è bene rispettarle a partire proprio da coloro che indagano sugli illeciti. Non solo: il curriculum di De Magistris non è uno dei migliori, visto che ha ricevuto spesso delle lamentele da parte dei propri superiori che si lamentavano della sua “anarchia” nel lavoro e del non totale rispetto di leggi e procedure!E in più, l’esame di Stato che ha passato ha qualcosa di oscuro visto che è depositato il ricorso presso il Consiglio di Stato da parte di un uomo che dice che in quel concorso (nel quale de magistris divenne magistrato), i compiti non vennero di fatto corretti visto che quest uomo ha di fatto dimostrato che ci misero meno di un minuto di media per correggere ciascun compito. Impossibile!Alla luce di tutto ciò mi domando ancora perché De Magistris sia venerato e usato come simbolo della lotta alla casta!

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